“Ci hanno levato pure la Carta del Docente. Se ne parla forse a febbraio, e per circa 350 euro, con mille vincoli. Non sarà più Carta docente, ma dei Servizi (speriamo almeno quelli igienici). Per usarla devi fare tre salti su un piede, bendato, senza sudare”. È lo sfogo affidato ai social da Francesca Maccani, insegnante e scrittrice trentina trapiantata a Palermo, dopo le indiscrezioni circolate nelle scorse ore, che parlano di una rimodulazione dello strumento dedicato ai docenti nella legge di bilancio. Per il momento non c’è nulla di ufficiale, ma sono tanti i docenti preoccupati dalla possibilità che il beneficio venga ulteriormente ridotto, dopo essere passato lo scorso anno da 500 a poco meno di 400 euro.
“Ricapitolando, siamo fra i meno pagati in Europa, non scioperiamo sennò ci tolgono 80 euro dallo stipendio, continuiamo a fare volontariato regalando ore alla scuola e accettando progetti ultra tassati e che vengono pagati un anno dopo, partiamo coi ragazzi in gita gratis, anche per più di una notte“, scrive ancora Maccani. “Però siamo tutti in buon out. Postiamo meme sui prof. esauriti e ridiamo di noi stessi, piangendo. Molti di noi fanno almeno un secondo lavoro e nonostante questo… non si arriva a fine mese. E quindi? Direte voi! Quindi bisogna fare come in Trentino e in Alto Adige. Niente gite, nessun progetto extra, nessun incontro con nessun esperto, solo la scuola per cui siamo pagati… nuda e cruda“.
“C’è un problema però… la maggior parte dei docenti non lo farà mai, perché si sente in dovere di esserci, perché senza queste cose i ragazzi ci perdono… perché ci sono docenti che vivono per il proprio lavoro (e questo il governo lo sa bene)”, prosegue la scrittrice. “E allora si continua con questo serpente che si morde la coda. Basterebbe un anno di sciopero bianco… solo scuola. Nessuna trattenuta sullo stipendio, tanto tempo libero in più, per se stessi, per le proprie famiglie. Un anno… uniti e convinti e decisi e ci sarebbe un intero sistema educativo in ginocchio. Solo così si possono avanzare richieste concrete”, conclude Maccani. “Coi fatti! Tutto il resto sono chiacchiere da corridoio”.