La proposta di Salvini e di Valditara di aprire il “Piano Casa” anche ai docenti che insegnano nelle regioni del nord ma che arrivano dal sud non sta riscuotendo il successo che si pensava, anzi si sta rivelando quasi un boomerang, almeno stando a quanto si legge sui social.
Le critiche superano certamente i consensi e potrebbero forse indurre il Governo a rivedere qualcosa.
Va detto che, per il momento, si sa soltanto che nelle regioni del nord dove risulta più difficile coprire le cattedre sarà istituito una sorta di “bonus” che i docenti fuori sede potrebbero spendere per pagare l’affitto.
Come era facile prevedere questo annuncio sta provocando le proteste dei docenti residenti al nord: soprattutto i più giovani osservano che a Milano o a Bologna gli affitti sono cari per tutti e non solo per chi arriva dal sud e quindi il “bonus” dovrebbe essere riconosciuti a tutti.
Tanto che qualcuno incomincia a prospettare la solita “soluzione all’italiana”: “Vuol dire che sposterò la residenza anagrafica a Bari, continuerò ad abitare a Bergamo e così avrò diritto al bonus”.
Ma non mancano analisi demografiche e sociologiche anche più complesse: “In questo modo si incentiveranno i giovani del sud a lasciare la loro regione per andare al nord e il sud si spopolerà ancora di più”.
E chi la pensa in questo modo aggiunge che la soluzione giusta sarebbe quella di consentire a chi abita al sud di lavorare nella propria regione: “Bisogna aumentare gli organici al sud”; ipotesi che però si scontra con il fatto che, oggi, il calo demografico è più pesante proprio al sud.
Un’altra considerazione molto diffusa riguarda poi la “percezione” che questa misura può contribuire a diffondere: “Se danno il bonus casa ai docenti o se addirittura si parla di edilizia popolare per gli insegnanti significa proprio che il Governo ci considera ufficialmente “poveri” e ci inserisce fra le categorie da proteggere in qualche modo”. Ovviamente la conclusione a cui arrivano pressoché tutti è che il tema vero è quello degli stipendi troppo bassi che non consentono spesso non solo di fare fronte alle spese di affitto ma anche a quelle della spesa quotidiana soprattutto dopo la metà del mese.