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Africa, le ragazze reclamano le toilettes

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Il New York Times, con la serietà e l’autorevolezza che gli sono propri, ha diffuso nei giorni scorsi una notizia che farebbe sorridere se non fosse “tragicamente” vera. Sembra che nei Paesi dell’Africa subsahariana è la presenza o meno di bagni femminili a scuola a fare la differenza tra una maggiore o minore scolarizzazione delle ragazze, vera spina nel fianco e fattore di stagnazione socioculturale in un continente in cui ancora oggi più di venti milioni di ragazze non hanno accesso neanche all’istruzione primaria. In alcune tra le regioni più arretrate dell’Etiopia, ad esempio, soltanto una ragazza su quattro è iscritta alla scuola elementare. Tuttavia, un semplice e insolito dettaglio, quale la costruzione di bagni femminili all’interno di un edificio scolastico, può essere determinante. Studi compiuti dall’Unicef hanno dimostrato che, giunte alla soglia della pubertà, molte ragazze abbandonano la scuola a causa dell’assenza di servizi igienici a loro destinati. Sempre dal rapporto Unicef emerge che in Guinea, tra il 1997 e il 2002, le iscrizioni delle ragazze sono aumentate del 17% dopo la ristrutturazione della scuola e la contestuale costruzione di bagni maschili e femminili. Lo stesso è avvenuto in Nigeria, dove negli ultimi tempi sono stati predisposti migliaia di bagni femminili nelle scuole, un provvedimento che ha fatto salire a sei su dieci il numero delle bambine iscritte alla scuola elementare, contro le quattro su dieci di cinque anni fa. Ma il lavoro da fare resta enorme, basti pensare che nella sola Etiopia sono più di diecimila le scuole che non dispongono di acqua corrente, né – tantomeno – di servizi igienici.   
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