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Ai precari non piace il decreto sulla scuola: un provvedimento di impatto mediatico

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Altro che esultare! Per i precari della scuola il decreto sulla scuola approvato dal CdM il 9 settembre, di cui nelle ultime ore è stato reso pubblico il testo, anche se ancora ufficioso, non può essere minimamente considerato come la tanto sbandierata inversione di tendenza. Anzi, si tratterebbe di un’operazione minimale, ma ben “sponsorizzata” all’opinione pubblica. A pensarla così sono i Cip, lo storico Comitato Insegnanti Precari, secondo cui il provvedimento non è altro che espressione della “reiterata e deprecabile consuetudine governativa – quale che sia il colore e la combinazione – di varare provvedimenti di straordinario impatto mediatico e scarso effetto pratico”.
L’associazione guidata da Elena La Gioia ricorda che “sul fronte occupazionale, a fronte degli attuali 116mila incarichi annuali su cattedre vacanti, il governo si pavoneggia per aver programmato l’immissione in ruolo di 26mila docenti di sostegno e 43mila precari di materie curriculari attraverso un ‘piano triennale’. Come dire – continuano i Cip – meno del fabbisogno reale annuo, meno del naturale del turn over. Così, con enfasi, si dà a intendere di aver invertito la tendenza degli ultimi anni tornando a investire nella scuola. Posto che l’avvicendarsi di maggioranze e di governi non revochino i soli presunti investimenti, alla fine del triennio il saldo occupazionale dei docenti italiani darà un decremento di insegnanti in valore assoluto e un aumento di alunni per classe. L’esatto opposto di quanto si propaganda”.
Anche i 400milioni di euro di investimento, tanto decantati dai rappresentanti del Governo, oltre che dallo stesso premier Letta, rappresentano solo “uno pseudo-risarcimento – continua l’associazione – per il maltolto dal governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, il trio dei rottamatori dell’istruzione pubblica che, in tre anni, ha derubato alla scuola pubblica 8.100milioni di euro, oltre ad aver tagliato 100mila cattedre ed espropriato tempo scuola, sostegno ai disabili, sicurezza scolastica e, in estrema sintesi, futuro e dignità ai giovani e al Paese”.
Quindi, “i titoloni che inneggiano alle 69mila assunzioni nella scuola in tre anni tacciono della iniqua distribuzione dei ruoli sul territorio nazionale, del ricatto occupazionale, del mancato riconoscimento degli scatti di anzianità in cambio del posto fisso, varato con la complicità di quei sindacati che parlano di inversione di tendenza. Inversione subordinata, come sempre, alla tagliola del ministro delle finanze e alle norma capestro sulle coperture finanziarie dalla legge di bilancio”.
I CIP, ancora una volta, ribadiscono che il precariato non si cancella per editto ma rispettando i diritti acquisiti e procedendo alla stabilizzazione degli incarichi annualmente revocati di tutti quei docenti che consentono alla scuola pubblica statale di funzionare”.