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AI Scientific Panel e Advisory Forum dell’Unione Europea Che ricaduta sulla scuola?

L’Unione Europea, a partire dall’AI Act, si è dotata di una serie di uffici e strutture che accompagnano e seguono lo sviluppo e l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale. Un ruolo centrale dentro l’AI Strategy dell’UE è svolto dall’AI Office istituito all’interno della Commissione europea come base per un sistema unico di governance dell’IA. Sostiene l’approccio dell’UE all’IA, svolgendo un ruolo chiave nell’attuazione dell’AI Act , in particolare per l’IA di uso generale (GPAI), garantendo la salute, la sicurezza e i diritti fondamentali delle persone e fornendo certezza giuridica alle imprese. Il suo ruolo è rafforzato dai poteri conferiti alla Commissione dall’AI Act, tra cui la possibilità di effettuare valutazioni dei modelli GPAI, richiedere informazioni e misure ai fornitori di modelli e applicare sanzioni.

Scientific Panel e dell’Advisory Forum

A inizio giugno, ai sensi dell’articolo 68 dell’AI Act, è stato nominato il Comitato Scientifico composto da 60 esperti internazionali indipendenti quale organo consultivo di esperti istituito dalla Commissione europea. Il loro compito è fornire consulenza all’Ufficio per l’IA e alle autorità nazionali in merito all’attuazione della legge sull’IA e alla valutazione degli impatti e dei rischi dei modelli di IA per finalità generali. Tra le sue responsabilità rientrano l’allerta sui rischi sistemici, la classificazione dei modelli, le metodologie di valutazione e il supporto alla sorveglianza del mercato. Il dato è importante: l’Europa non si limita a normare l’AI dall’esterno, ma costruisce un luogo stabile in cui la scienza può dialogare con le istituzioni nel tentativo di riportare il discorso sull’intelligenza artificiale dentro un perimetro di evidenze, valutazioni, responsabilità e competenze.

Oltre al Comitato Scientifico è stato anche istituito l’AI Advisory Forum quale organo consultivo generale della Commissione europea e del Consiglio sull’IA, a supporto dell’attuazione e dell’applicazione dell’AI Act. I 174 membri del Forum consultivo sono stati selezionati tra oltre 700 candidature provenienti dalla società civile, dal mondo accademico e dall’industria, comprese le piccole e medie imprese (PMI) e le start-up.

Si tratta di notizie che interessano direttamente anche la scuola. Non perché docenti e dirigenti debbano trasformarsi in giuristi dell’AI Act, ma perché l’Europa sta dicendo una cosa pedagogicamente decisiva: l’intelligenza artificiale non può essere lasciata solo alla narrazione del mercato, degli influencer tecnologici o dell’entusiasmo mediatico. Serve una governance fondata su competenze scientifiche, pluralità di punti di vista, responsabilità pubblica.

Walter Quattrociocchi e l’epistemia

Tra i 60 membri del Comitato Scientifico tre sono italiani, anche se in realtà solo Walter Quattrociocchi lavora in Italia mentre Alessandro Abate insegna a Oxford e Lorenzo Pacchiardi a Cambridge.

Walter Quattrociocchi, Professore Ordinario di Data Science presso la Sapienza Università di Roma, dove dirige il Center for Data Science and Complexity for Society, è uno dei massimi esperti sull’impatto sociale delle tecnologie digitali, con una ricerca incentrata su data science, sistemi complessi, disinformazione, polarizzazione, dinamiche dell’attenzione e intelligenza artificiale.

In una recentissima intervista al portale www.ai4business.it il professor Quattrociocchi ha ribadito la sua posizione sui modelli linguistici di intelligenza artificiale generativa sottolineando la necessità di assoluta cautela nel loro utilizzo. I grandi modelli linguistici generano infatti risposte plausibili, ben costruite, spesso convincenti; ma la plausibilità non coincide necessariamente con la conoscenza. Quattrociocchi parla di “epistemia”, cioè di una condizione in cui la verosimiglianza linguistica rischia di sostituirsi alla verifica, producendo una “sensazione di sapere” senza il lavoro critico del giudizio. Si tratta di una questione cruciale per il mondo educativo. La scuola non può infatti limitarsi a dire agli studenti: “non usate ChatGPT” o “usate l’AI con attenzione”. Deve invece insegnare che cosa significa verificare, argomentare, citare, confrontare fonti, riconoscere un errore, sostenere una tesi, distinguere un testo ben scritto da un testo vero.

A fine 2025 Walter Quattrociocchi, assieme a Valerio Capraro e Matjaˇz Perc, ha pubblicato uno studio molto interessante sulle sette linee di faglia epistemologiche che segnano le divergenze strutturali tra il giudizio umano e quello degli LLM. Le sette faglie sono così identificate: fagli dell’ancoraggio, dell’elaborazione, dell’esperienza, della motivazione, della causalità, metacognitiva e dei valori

Quali indicazioni per la scuola?

La nascita dello Scientific Panel e dell’Advisory Forum e gli studi scientifici quali quello citato del prof. Quattrociocchi suggeriscono alcune indicazioni utili per il mondo scolastico.

La prima è che non basta alfabetizzare all’uso degli strumenti. Saper scrivere un prompt efficace è utile, ma non sufficiente. La vera alfabetizzazione all’intelligenza artificiale è epistemica: riguarda il modo in cui si produce, si controlla e si giustifica una conoscenza. Uno studente può ottenere in pochi secondi un testo formalmente corretto su un autore, un esperimento scientifico, un evento storico o un problema etico. Ma la domanda educativa diventa: su quali fonti si fonda? Che cosa omette? Quali presupposti contiene? Quali errori maschera dietro una forma convincente?

La seconda indicazione è che la verifica torna centrale. Per anni abbiamo parlato, giustamente, di competenze, compiti autentici, rubriche, personalizzazione. L’AI non cancella tutto questo, ma lo rende più esigente. Se un elaborato può essere generato automaticamente, allora la valutazione deve spostarsi sempre di più sul processo: come lo studente ha formulato la domanda, quali fonti ha consultato, quali passaggi ha rivisto, quali scelte ha motivato, quali errori ha individuato.

La terza indicazione è che l’autorità del docente non viene indebolita dall’AI, ma ridefinita. Il docente non è più soltanto colui che consegna contenuti, ma colui che insegna a giudicare i contenuti. Non è il controllore del divieto, ma il mediatore culturale che aiuta gli studenti a distinguere tra informazione, opinione, interpretazione, evidenza, automatismo linguistico.

L’AI come occasione per ripensare la didattica: AI Literacy Framework

In sostanza l’AI si configura come (l’ennesima) occasione per ripensare la didattica. Si tratta di una prospettiva coerente con la direzione europea. L’AI Office, infatti, sostiene l’attuazione dell’AI Act anche attraverso strumenti, metodologie, benchmark, linee guida, codici di pratica e azioni legate all’AI literacy. E proprio due giorni fa, il 18 giugno 2026, la Commissione europea, insieme all’OCSE, ha presentato un AI Literacy Framework per l’istruzione primaria e secondaria, segno che la formazione degli studenti è ormai parte integrante della strategia europea sull’AI.

A questo framewok abbiamo dedicato un articolo specifico.

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