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26.03.2026

Alain Goussot, grande pedagogista dell’inclusione: 10 anni senza lui

Da Enrico Goussot riceviamo un importante contributo sulla figura di suo padre Alain Goussot, intellettuale engagé, pedagogista dell’inclusione, amico dell’umanità
A 10 anni dalla sua scomparsa, ricordare il professor Alain Goussot non significa solo celebrarne il ricordo dell’uomo e dell’accademico, ma soprattutto quello dell’intellettuale “engagé”, che ha saputo vivere il proprio tempo con un forte slancio politico, sociale, civile e umano. Il ricordo di Alain Goussot si intreccia con gli incontri che ha fatto nel corso della sua esistenza, ma anche attraverso la sua capacità nel far dialogare diversi settori disciplinari: la storia, la filosofia, la pedagogia, la letteratura, la psicologia, la psichiatria, l’etnopsichiatria

La formazione dell’uomo e dell’intellettuale

Uomo impegnato sul sociale, nasce e si forma all’estero, in Belgio, dove si laurea in Storia e Filosofia. Da docente di liceo si trasferisce in Italia per un convegno di natura politica e lì incontra la sua futura moglie, dalla quale avrà quattro figli. In Italia, riprende il percorso di ricerca e diventa ricercatore presso il dipartimento di Storia dell’Istituto Universitario europeo di Fiesole dal 1982 al 1986 con un dottorato in storia delle idee. Nel 1987 inizia a lavorare in una cooperativa sociale a Bologna (la CSAPSA) che si occupa di servizi educativi e di recupero di situazioni svantaggiate. Diventa educatore di comunità, affrontando situazioni difficili e toccando con mano il tema della disabilità, sul quale studierà e lavorerà negli anni successivi.
L’incontro con Canevaro e l’inizio della sua carriera accademica In CSAPSA inizia a occuparsi di percorsi di formazione per educatori e lì incontra Andrea Canevaro, con il quale inizierà una fittissima collaborazione e una stima molto forte. Insieme ad Andrea Canevaro nell’aprile 2000 pubblica La difficile storia degli handicappati, un libro che diventerà una pietra miliare nell’ambito della pedagogia speciale e aprirà le porte al concetto di inclusione, così come lo conosciamo e lo studiamo oggi. L’elaborazione di quel pensiero così innovatore e profondamente umano ha radici lontane e si colloca nell’incontro con Jean-Jacques Rousseau avvenuto all’età di 16 anni, che lo travolge letteralmente, permettendogli di comprendere che tutti gli esseri umani sono uguali in natura e diversi per cultura. Nello stesso anno diventa docente di pedagogia speciale all’Università di Modena e Reggio Emilia, successivamente si trasferisce a Cesena dove diventa professore associato.


La prolifica pubblicazione editoriale


Dal 2000 pubblica una quindicina di monografie sul tema della disabilità, indagata anche nella fascia di popolazione adulta, dell’immigrazione e del meticciamento, dell’incontro con l’altro diverso da sé. Pedagogie dell’Uguaglianza, edito dalle Edizioni del Rosone di Foggia, diventerà il suo testamento pedagogico. Al suo interno emerge chiaramente la sua chiara volontà di soffermarsi più sulle similitudini che sulle differenze, che, al contrario, allontanano e isolano. Ma non si può non ricordare il suo impegno per la scuola pubblica, per l’inclusione effettiva di tutti gli alunni con disabilità. Notevole sarà la pubblicazione L’autismo, una sfida per la pedagogia speciale, edito da Aras che nel 2014 gli varrà anche il Premio Nazionale di Pedagogia.
Il volume monografico che segna la sistematizzazione epistemologica del suo pensiero scientifico è rappresentato dal libro La pedagogia speciale come scienza delle mediazioni e delle differenze, sempre edito da Aras. Ma anche La pedagogia di Lev Vygotskij edito da Mondadori, assieme alla monografia pubblicata con l’Harmattan di Parigi Pédagogie et Résilience rappresentano il sunto di tutto il suo pensiero filosofico e pedagogico: la scuola può e deve consentire alla persona di sperimentare il successo, a partire dalle esperienze negative, inevitabili, della vita. La scuola deve essere quel collettore di energie positive che sostengono la studentessa e lo studente nel proprio agire lungo l’arco di tutta l’esperienza scolastica.


Contro l’etichettamento e la medicalizzazione a scuola


Negli ultimi anni della sua vita il suo impegno di pedagogista speciale e di intellettuale trova la sua ragione più profonda nella lotta contro la visione clinico-diagnostica sempre più presente nelle scuole, con una crescente marginalizzazione del ruolo della pedagogia. Alain Goussot critica in modo aspro la tendenza a ridurre l’azione didattica a mero didatticismo con ricette pronte all’uso e richiama l’importanza del contesto, rifacendosi a Vygotskij e al socio-costruttivismo a lui molto caro. Stimola i docenti e i dirigenti, sia nei corsi dei TFA, che in tutti i suoi interventi pubblici, a voler recuperare verso le studentesse e gli studenti uno sguardo educativo e pedagogico, non associando ogni singola difficoltà a una problematica di natura medica o diagnostica. Alain Goussot sostiene fermamente che l’apprendimento debba passare attraverso il contatto con la fragilità, la difficoltà e l’errore. Ma l’apprendimento per Goussot può nascere solo attraverso la cooperazione, elemento fondamentale affinché l’intervento didattico-educativo possa essere efficace.


La prossimità verso i docenti e il ruolo della scuola


Alain Goussot sostiene con convinzione l’idea che il ruolo del docente sia quello di un intellettuale riflessivo in azione, capace di intravedere le potenzialità di ogni studente, pienamente consapevole del proprio ruolo nella società, non riducibile a “valutatore” o “misuratore” di prestazioni, ma capace di scorgere le infinite capacità attraverso gli occhi delle proprie studentesse e studenti attraverso le proprie competenze pedagogiche e il proprio sapere disciplinare. Alain Goussot, consapevole delle tante storture presenti nella scuola, delle poche risorse disponibili, non ha smesso di sognare un futuro diverso per la scuola, perché alla base ha sempre messo i grandi del pensiero pedagogico: Rousseau, Freinet, Piaget, Vygotskij, Bruner, Freire, Montessori, Don Milani, il maestro Lodi e tutti quelli che sono andati oltre l’esaltazione dell’individualità e della ricetta del momento. Comprendendo bene la fatica dei docenti, ne ha sempre richiamato l’esigenza di una maggiore e più uniforme formazione umana e pedagogica, meno tecnica e tecnicistica. In questi anni, i numerosi convegni in suo ricordo, le numerose persone che continuano a citarlo nella scuola, nell’università, nelle pubblicazioni come un faro nella notte, dimostrano che Alain Goussot sia stato un esempio luminoso di uomo che ha saputo trasmettere, attraverso la propria passione contagiosa e trascinante, un’idea di società e di scuola affettivamente, idealmente e pedagogicamente rilevante.


Enrico Goussot

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