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Altolà della “Fondazione Agnelli” al Governo: non sbarri la strada agli aspiranti prof

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L’obiettivo del governo di riequilibrare il rapporto fra il numero degli studenti e quello degli insegnanti comporta il rischio di produrre uno sbarramento verso l’accesso alla professione di insegnate: a sostenerlo non è un’organizzazione sindacale o un’associazione di docenti, ma la Fondazione Giovanni Agnelli, che il 4 dicembre ha diffuso un’anticipazione del Rapporto 2009 sulla scuola in Italia, la cui versione integrale verrà pubblicata a febbraio,
Secondo la Fondazione, la riduzione degli organici prevista con la finanziaria 2008 comporterà, infatti, la sospensione “dell’immissione in ruolo dei precari, che dal 2001 a oggi è stata pari a oltre 200.000 unità, più di ogni altro settore produttivo. Si tratterebbe di una scelta socialmente e politicamente complessa nei confronti di chi è in attesa della posizione di ruolo da molti anni, in media più di dieci”, avverte la fondazione.
Per la Fondazione si tratterà di una vera e propria “cura dimagrante” che nel prossimo triennio comporterà “accanto alla questione dei precari, un ulteriore rischio, a nostro avviso non meno serio: una prolungata interruzione dell’accesso alla professione per quei giovani che si propongono di diventare insegnanti”. Ecco perché l’operazione è reputata rischiosa: viene ad essere applicata, infatti, “in un momento di grande e rapida evoluzione dei saperi e delle tecnologie, ‘saltare’ una generazione di insegnanti non può che avere conseguenze molto dannose sulla qualità dell’istruzione”.
Il pre-rapporto fa anche un quadro generale ed analitico di docenti della scuola italiana: in tutto sono oltre un milione, la loro l’età media è 50 anni, più di 800.000 sono donne. Ma soprattutto circa 242.000 sono precari. Anche sul numero totale di docenti la fondazione non dà certezze “un dato sicuro riguarda il personale docente della scuola statale nell’anno scolastico 2007-08: oltre 840.000 insegnanti, di cui 750.000 circa su posti normali e 90.000 su posti di sostegno (finalizzati all’integrazione degli alunni disabili), ai quali vanno sommati 25.000″.
“A questo totale, prossimo a quota 900.000 – continua il resoconto – vanno poi sommati i docenti delle scuole private, il cui numero complessivo può essere stimato in almeno 80.000. Occorre, infine, considerare gli almeno 100.000 insegnanti dotati di abilitazione e impegnati in supplenze brevi (spezzoni di anno scolastico). Nel complesso, la popolazione dei docenti della scuola italiana supera abbondantemente il milione di persone”.
Tra le peculiarità della scuola italiana non vi è però solo l’alto numero di insegnanti, ma anche la presenza eccessiva di personale precario: nello scorso anno scolastico, solo 700.000 insegnanti potevano però contare sul contratto a tempo indeterminato. In ben 240.000 non erano di ruolo: di questi solo 22.000 potevano contare su un contratto annuale sino alla fine dell’agosto successivo, “mentre 120.000 lo erano a tempo determinato ‘fino al termine delle attività didattiche’ (con un contratto da settembre a giugno)”. Altri 100.000 docenti erano infine “impegnati in supplenze brevi”.
Per quanto riguarda il sesso dei docenti la fondazione rileva che, “come noto, la maggioranza degli insegnanti italiani è donna: per la precisione l’81%”. L’alta presenza delle donne è un’altra caratteristica tipica dell’Italia: “la quota in Italia è più elevata rispetto ad altri paesi europei: le insegnanti sono pari al 70% in Germania e nel Regno Unito, intorno al 67% in Francia e Spagna”.
Altra caratteristica ben nota degli insegnanti italiani è l’età media piuttosto elevata, e in crescita. “Tra i docenti di ruolo – spiega la fondazione – è pari a 50 anni, con un’oscillazione tra i 47 anni delle primarie e i 51 delle secondarie di I grado. La quota di insegnanti di oltre i 50 anni supera il 55%. Negli altri paesi europei il corpo docente è più giovane: nel Regno Unito i docenti oltre 50 anni sono il 32%, in Francia il 30% e in Spagna il 28%. Solo la Germania, con il 47% di insegnanti ultra50enni, si avvicina all’Italia.
Lo studio ha quindi evidenziato la mancata riduzione del personale docente (il cui numero complessivo è tra i più alti al mondo) a fronte del decremento sensibile degli studenti negli ultimi 20 anni. Una situazione “atipica” che ha portato la nostra scuola ad un “rapporto studenti-insegnanti oggi prossimo a 11, al netto dei posti di sostegno: uno tra i più bassi dell’area Ocse. Il caso italiano è atipico non solo per il maggior numero relativo d’insegnanti, ma anche per il modo in cui essi si distribuiscono nei diversi ordini di scuola: nella maggior parte degli altri paesi il rapporto studenti-docenti è più elevato alle primarie e scende man mano che si avanza verso le scuole superiori, quando le materie d’insegnamento aumentano. In Italia il rapporto rimane pressoché uniforme in tutti gli ordini di scuola”.