Un’inchiesta giudiziaria accende i riflettori su una scuola dell’infanzia di Bari, dove un’insegnante è imputata con l’accusa di abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dalla Procura, alcuni bambini sarebbero stati chiusi in uno sgabuzzino al buio come forma di punizione e spaventati con la minaccia dell’arrivo di un fantomatico “Don Oronzo”.
A denunciare è stata una delle mamme, 26 anni, impiegata, che si è costituita parte civile nel processo. L’ultima udienza è stata rinviata per un difetto di notifica a una delle parti offese. “Affrontare il processo non sarà semplice, ma è necessario – dichiara –. Io e le altre mamme vogliamo giustizia e che vengano presi provvedimenti nei confronti di questa maestra che, a quanto ci risulta, continua a insegnare.
I primi campanelli d’allarme sarebbero arrivati dai cambiamenti nel comportamento dei piccoli. “Mio figlio aveva quasi tre anni e ha iniziato a fare la pipì addosso. Parlando con un’altra mamma ho scoperto che il suo non voleva più dormire da solo. Poi sono emersi altri episodi simili”. Tutti i bambini, racconta, avrebbero indicato la stessa insegnante. “Abbiamo informato la direttrice, che inizialmente non voleva crederci. Durante un incontro, la maestra ha ammesso di aver inventato la storia di Don Oronzo per spaventarli”.
Ma i racconti dei piccoli sarebbero andati oltre. “Dicevano di essere stati chiusi più volte in una stanza buia dove ci sono pittura e acqua. Abbiamo capito che si trattava di uno stanzino con le cisterne. Hanno persino indicato dove veniva nascosta la chiave, sopra lo stipite della porta, e raccontavano che gridavano per uscire”. Secondo la madre, durante il confronto con i genitori l’insegnante “rideva e sosteneva che la denuncia non avrebbe portato a nulla. Diceva che tredici bambini erano troppi da gestire e che voleva vedere noi al suo posto”.
Le conseguenze, afferma, sarebbero ancora visibili. “Mio figlio non vuole stare da solo né camminare al buio. Non riesce a spiegarmi cosa succedeva in quella stanza e a volte parla del diavolo, associandolo al buio e a quella figura”. Anche altri bambini avrebbero sviluppato difficoltà nel sonno e a scuola, e qualcuno avrebbe iniziato un percorso terapeutico. Quanto a un eventuale risarcimento, la posizione è chiara: “Non è una questione di soldi. Per noi è fondamentale che vengano presi provvedimenti e che non possa accadere lo stesso ad altri bambini”.