Ancora tentati rapimenti di bambini, ancora a Roma. Stavolta tutto è accaduto in un asilo della Capitale: qui un uomo a bordo di una Ford grigia – apparentemente già noto alle forze dell’ordine – è entrato nel cortile della scuola dopo aver superato il cancello, si è avvicinato a suo figlio con l’intenzione – a quanto sembra – di volerlo portare via.
Tutto è avvenuto sotto gli occhi di sua madre. “Una collaboratrice scolastica, che aveva intuito le intenzioni dell’uomo – racconta la donna a Il Messaggero – è uscita immediatamente all’esterno per intervenire”.
“Ero dietro a mio figlio, ho visto un uomo avvicinarsi. Gli ha detto ‘Ciao bello’, inizialmente pensavo fosse un papà, poi ho visto la bidella che è uscita subito e lui è scappato”, ha aggiunto. “L’uomo si è quindi allontanato in fretta, salendo sull’auto dove, secondo quanto riferito, si trovava un’altra persona pronta a partire. Sono state presentate le denunce e ora la vicenda è al vaglio delle forze dell’ordine. Erano in due, sembrava una cosa premeditata. Abbiamo fatto denuncia alla polizia, ci sono state diverse segnalazioni in zona. Ci hanno detto di prestare massima attenzione e di far mettere le telecamere davanti all’ingresso”.
La notizia ha iniziato a circolare quasi subito nei gruppi WhatsApp delle mamme. Nel frattempo la scuola ha rafforzato le procedure di controllo, registrando con maggiore attenzione gli accessi degli adulti.
Una scena simile a quella che ha fatto tanto scalpore: il 14 febbraio, a Bergamo, un uomo di cittadinanza romena, sempre in un supermercato, ha cercato di rapire una bambina tirandola a sé così forte da romperle il femore.
Qualche giorno ancora prima un tentativo di rapimento in un asilo di Roma, per fortuna, anche in questo caso, non andato a buon fine. L’11 febbraio una donna si è finta babysitter ed ha cercato di prendere una bambina.
“Mi congratulo con le insegnanti per la prontezza e il grande senso di responsabilità dimostrati in occasione del tentato rapimento”, ha detto qualche ora dopo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
“La normativa vigente – ha ricordato il titolare del Mim – esclude la possibilità di uscita autonoma in particolare per i bambini frequentanti le scuole dell’infanzia che vanno sempre riconsegnati ai genitori o a chi è da questi delegato. Bene hanno fatto anche le dirigenti delle contigue scuole statali a ricordare a docenti e famiglie le regole vigenti. È importante accertare ora i responsabili del gravissimo atto e le sue motivazioni”.
Come ha ricordato Roma Today, la procedura per il ritiro di un bambino da scuola, nel caso in cui i genitori risultassero impossibilitati, è permessa con la delega di una persona. Per far ciò, è necessario compilare una modulistica messa a disposizione dalla scuola stessa. Alla documentazione, inoltre, bisogna allegare la copia di un documento di identità valido e con una foto chiara, dove il volto possa essere perfettamente riconoscibile.
Ogni scuola, come è possibile vedere sui siti Internet, ha un proprio modello di delega per il ritiro dei bambini o comunque degli alunni minorenni, firmata dai genitori, che può durare per tutto l’anno scolastico o solo temporaneamente.
Ma cosa sarebbe accaduto se la scuola avesse creduto alla donna e gli avesse consegnato la bambina, senza fare le dovute verifiche? Avrebbero commesso un reato? In linea generale, solo il giudice può decidere se mandare o no a processo dei dipendenti, in questo il personale Ata e le maestre che in questo caso, con leggerezza, avrebbero consegnato la bimba alla donna.
Invece, di certo, a tutti i dipendenti coinvolti il dirigente scolastico avrebbe fatto pervenire nel volgere di pochi giorni una contestazione d’addebito scritta, a seguito della quale si sarebbe chiesto ad ognuno di spiegare la dinamica e i motivi del comportamento assunto.