Home I lettori ci scrivono Alunni disabili “isolati” dalla classe: le responsabilità della scuola e degli adulti

Alunni disabili “isolati” dalla classe: le responsabilità della scuola e degli adulti

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Si racconta un ennesimo triste fatto di cronaca, di un bimbo con sindrome autistica ignorato da tutti i suoi compagni di classe, sebbene i suoi genitori li abbiano invitati per il compleanno del loro figliolo. Non pensiamo sia una vicenda insolita, perché invece la denuncia di questa famiglia, sicuramente è per puntare l’attenzione su una realtà davvero più complessa. La triste vicenda solo in apparenza non collegata con la scuola, perché si tratta di una festa di compleanno, invece illustra i fallimenti che avvengono negli inserimenti di studenti che presentano delle disabilità.

Un bambino per il suo compleanno ha invitato tutta la classe, ma solo un suo compagno si è presentato

Chiediamoci quale sia la percezione in quella classe del bambino di questa triste storia, ma ahinoi, più frequente di quanto non si creda.

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Perché i genitori di bambini con handicap e chi lavora nella scuola, sa bene che non si tratta di un fatto isolato.

Oggi, i genitori hanno quasi la smania che i propri figli eccellono in tutto: scuola, sport…ecc

Nel caso appunto ci sia l’inserimento in classe di un bambino disabile o comunque con delle problematicità, le famiglie temono che a causa del compagno più fragile, gli insegnanti rimangano indietro con il programma.

Addirittura, negando oggettivi problemi dei propri figli perché, quest’altri sarebbero innegabilmente dei geni, quando invece le difficoltà di apprendimento del singolo, nulla hanno a che fare con l’inserimento dello studente certificato che, presenta appunto bisogni speciali.

Cosa fanno solitamente gli insegnanti per favorire questo tipo di integrazioni a scuola?

Molto spesso, pure l’insegnante di sostegno viene considerato con sufficienza dai colleghi, come fanno i ragazzini con il proprio compagno disabile.

Lo stesso insegnante, quando non possiede la preparazione per operare nell’handicap, a sua volta si sente uno sfigato per l’incarico assunto e spera di poter quanto prima, insegnare ai bambini “normali”!

Tutte queste dinamiche, poi creano queste inumani mostruosità: la non minima sensibilità da parte dei bambini o ragazzi, nei confronti di un compagno più svantaggiato.

Però siamo noi adulti che, purtroppo, cresciamo “i nostri mostri”…

Lorenza Rosai