Hanno fatto molto scalpore le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in merito al numero di alunni per classe e le classi pollaio. Il numero uno di Viale Trastevere ha affermato: “Il numero degli alunni per classe non fa la differenza” sugli apprendimenti degli stessi allievi: “studi dell’Invalsi ci confermano che quando il rapporto docenti-studenti è troppo basso il rendimento non migliora, anzi peggiora”.
Si tratta di un concetto a lui caro, che aveva già illustrato a fine ottobre: “Bisogna fare molta attenzione perché c’è chi in modo molto superficiale pensa che il problema si risolva con classi piccole. Classi piccole sono fallite in Francia, lo ha dimostrato molto bene Invalsi nel suo studio: le classi piccole paradossalmente hanno rendimenti minori. Questo non significa andare verso le classi pollaio o le classi particolarmente numerose, ma la numerosità attuale è una numerosità corretta del sistema italiano. Bisogna semmai dotare le scuole di più insegnanti, più insegnanti in italiano di matematica, in modo che possano realizzare quel potenziamento all’interno della personalizzazione della didattica, quel potenziamento per quei ragazzi che sono più facili e magari anche per facilitare l’accelerazione di altri giovani, quindi nell’ottica di una personalizzazione della didattica sempre più accentuata”.
Nel frattempo lo scorso 23 settembre è stata lanciata una proposta di legge di iniziativa popolare da parte di Alleanza Verdi Sinistra (con relativa raccolta firme) che si batte contro il sovraffollamento di alunni nelle classi.
Elisabetta Piccolotti, di Avs, ha replicato alle parole di Valditara: “Illogico sostenere che non servano classi più piccole. Contestiamo con forza le parole di Valditara che, citando alcuni dati INVALSI aggregati con stupefacente superficialità, ha detto che diminuire il numero di studenti per classe peggiorerebbe i loro risultati. Usa, senza criteri scientifici, infatti uno studio che non prende in considerazione le differenze tra il Nord e Sud e il background culturale diverso dei singoli studenti e studentesse”.
“In Francia al contrario l’Istituto per le Politiche Pubbliche, proprio a giugno 2025 e facendo riferimento ad una consolidata letteratura scientifica, ha affermato che il numero degli studenti per classe influisce sui risultati d’apprendimento e persino sui futuri stipendi degli studenti. Rispediamo al mittente il suo tentativo di screditare la nostra proposta: il suo unico fine – ha concluso Piccolotti – è tagliare risorse alla scuola pubblica”.