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18.09.2026
Aggiornato alle 16:11

Alunno 13enne accoltella docente 66enne, la “odiava” per un debito. Il marito: “Sono mesi che piange perché tra poco va in pensione”

La scuola è iniziata soltanto da pochi giorni e già si moltiplicano le segnalazioni di episodi di violenza da parte di giovanissimi. L’ultimo caso arriva oggi, 18 settembre, da Roma, dove uno studente di 13 anni ha accoltellato una docente, ferendola non in modo grave, dopo aver spruzzato spray al peperoncino. A riferire la notizia è La Repubblica, secondo cui l’episodio sarebbe avvenuto “in una scuola media della periferia est della Capitale”, e la prima chiamata al 112 sarebbe arrivata “alle 9.30, poco dopo il suono della campanella”.

Nel pomeriggio di oggi sono emersi maggiori dettagli su ciò che è successo. Lo studente è entrato in classe con un coltello da 20 centimetri, lo spray urticante e una telecamera montata su un caschetto. Poi si è scagliato subito contro la professoressa di italiano, storia e geografia 66enne, come riporta La Repubblica.

Il ragazzo doveva recuperare due debiti, oggi quello in geografia. A fermare l’aggressione è stato un suo compagno di classe. “Lo ha trattenuto e fermato, evitando che potesse sferrare altre coltellate”, raccontano a scuola. Dopo l’accoltellamento della prof, gli studenti della classe dove era avvenuto il fatto sono stati fatti spostare in un’altra aula. Nelle altre classi invece sono state fatte chiudere le porte per evitare che potessero verificarsi incidenti o tensioni.

Il gesto sarebbe stato premeditato: qualche ora prima il ragazzo ha postato su TikTok un’immagine con lettere bianche su sfondo nero: “- 5 hours”. Meno 5 ore. E, ad accompagnare l’immagine, un tappeto sonoro di urla e colpi di pistola per far partire il conto alla rovescia.

Tra i contenuti rilanciati dal 13enne ci sono anche quelli che fanno riferimento a Adam Peter Lanza, autore della strage alla scuola elementare di Sandy Hook del 14 dicembre 2012, una delle più sanguinose nella storia degli Stati Uniti. Un punto di riferimento, trattato come un eroe.

Le parole della vittima

Il presidente del Municipio V, Mauro Caliste, e l’assessora alla scuola Cecilia Fannunza si sono recati in ospedale per portare vicinanza e solidarietà alla professoressa, come riporta TgCom24: “Abbiamo parlato con l’insegnante: è impaurita e non si capacita di quanto accaduto e del perché. Fa la docente da tanti anni, mancava un anno per andare in pensione, ha dedicato tutta la vita alla scuola e ai ragazzi. Quanto accaduto l’ha colpita. L’abbiamo trovata molto provata. Anche noi siamo molto colpiti”. 

“Lo ha fatto perché aveva ricevuto un debito e la odiava”, hanno detto gli studenti fuori dalla scuola.

“Mamma è tenace, non si fa abbattere anche da un episodio estremamente grave come questo. Quello che però è un tema che non è stato mai affrontato dalla politica è che erano stati promessi metal detector e ad oggi questo non è successo, tanto è vero che un alunno si può permettere di entrare a scuola con il viso semicoperto e un coltello lungo così, quindi gli insegnanti come tante altre categorie sono state completamente trascurate, la sicurezza è assente a scuola”, queste le parole del figlio della docente a Il Corriere della Sera.

“Aveva due debiti, uno doveva recuperarlo oggi. L’altro la prossima settimana”, questo ha raccontato la professoressa ai Carabinieri. “È una donna che ama il suo lavoro, sono mesi che piange perché tra poco sarebbe dovuta andare in pensione”, queste le parole del marito della docente. “Spero mettano in galera lui e i genitori”, ha aggiunto.

Il precedente

L’episodio ricorda moltissimo quello avvenuto la scorsa primavera a Trescore Balneario, vicino Bergamo. Anche in quel caso un ragazzo tredicenne si è presentato a scuola in mimetica e con una maglietta con scritto vendetta, prima di entrare a scuola e attivare una live su Telegram e riprendere l’aggressione brutale. Proprio su un canale Telegram il 13enne aveva annunciato il gesto con una lunga lettera in cui si descrivono le motivazioni anche in maniera piuttosto lucida.

Le reazioni

È inaccettabile dover commentare nuovamente un gravissimo fatto di cronaca ai danni di un insegnante. Questi atti intollerabili rappresentano un’aggressione diretta non solo alla persona ma a tutta l’istituzione scolastica e al ruolo della funzione docente. Stiamo assistendo progressivamente all’erosione dello spazio professionale dell’insegnante e all’involuzione del rapporto scuola – famiglia. La scuola non deve trasformarsi in un territorio di scontro ma deve rimanere un luogo sicuro di formazione, rispetto e crescita civile. La Gilda degli Insegnanti esprime solidarietà nei confronti della collega. È quanto diffonde in una nota la Gilda degli Insegnanti

“Esprimo, a nome mio e del Partito Democratico, la più profonda vicinanza e solidarietà alla docente aggredita questa mattina in una scuola media di Roma e a tutta la comunità scolastica coinvolta in un episodio gravissimo e sconvolgente. In attesa che le autorità facciano piena luce sulla dinamica e sulle responsabilità di quanto accaduto, il nostro pensiero va innanzitutto all’insegnante, alla sua famiglia, ai colleghi, agli studenti e a tutto il personale della scuola. A loro vogliamo far sentire tutta la nostra vicinanza”. Così Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.

“Ancora una volta un episodio di violenza colpisce la scuola e, insieme ad essa, una figura fondamentale della nostra comunità: l’insegnante. Non possiamo rassegnarci all’idea che chi ogni giorno ha il compito di educare, accompagnare e formare le nuove generazioni possa trovarsi esposto alla violenza proprio nel luogo in cui svolge la propria funzione. Questi episodi ci impongono di interrogarci e di intervenire sulla prevenzione. La risposta, prosegue la dem, non può arrivare soltanto dopo che la violenza si è manifestata: dobbiamo essere capaci di intercettare prima il disagio, rafforzare l’ascolto e il sostegno agli studenti, essere a fianco degli insegnanti e dell’intera comunità educante,  costruire una collaborazione più forte tra scuola, famiglie, servizi e territorio e investire nella comunità educante”.

“La violenza va condannata con fermezza, ma la condanna da sola non basta. Servono strumenti, risorse e una strategia educativa di lungo periodo per prevenire la violenza e contrastare il disagio giovanile. È una responsabilità che riguarda le istituzioni, le famiglie e tutta la società.
Alla docente e alla comunità scolastica di Roma rinnoviamo la nostra solidarietà e la nostra vicinanza”. Così conclude Manzi.

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