Sono oltre 364 mila gli studenti, 1 studente su 5, che dovranno recuperare almeno un debito formativo a settembre prima di poter accedere alla classe successiva ed è un numero rilevante, che sta a dimostrare come la nostra scuola, in qualche modo, continui a selezionare o comunque a mantenere la barra lungo una rotta molto vecchia e a lungo percorsa e sperimentata.
L’interrogativo, tuttavia, che da sempre scuote la sensibilità dei docenti, riguarda l’effettiva efficacia della misura adottata, soprattutto se i debiti lasciati al recupero di settembre sono più d’uno, considerato che talvolta possono perfino superare anche le tre discipline.
Un’ultima Thule, il fascio di tutte queste materia, per non bocciare già a giugno e lasciare uno spiraglio aperto per accedere alla classe successiva.
E se la maggior parte degli alunni ha cercato di studiare, pagando magarti le ripetizioni private o seguendo le poche ore messe a disposizione dalle scuole, non sono pochi quelli che a settembre si presentano agli esami “bianchi” come erano stati lasciati a giugno, contando, furbescamente o cinicamente, sia sulla generosità dei loro docenti e sia sulla fortuna. Infatti, l’esame di riparazione è gestito dai singoli docenti, quindi sta al professore della disciplina oggetto di esame, decidere la modalità, se scritto o orale, basandosi sul programma svolto durante l’anno.
In ogni caso, non sembra che agli esami di recupero di settembre il numero dei bocciati sia notevole, infatti, secondo quanto risulta, nell’ a. s. 2022/23 poco meno di 1 rimandato su 10 è stato bocciato. Non sappiamo, dalle statistiche, con quale voto, ma esso è deciso dal professore, dopo essersi confrontato con il consiglio di classe, soprattutto se il docente che valuterà le prove non è lo stesso che ha tenuto il corso di recupero.
Tuttavia, seguendo queste statistiche, pare opportuno riportare che ancora una volta esiste una differenza di percentuali fra Nord e Sud.
Le regioni dove si registrano le più alte percentuali di debiti riguardano la Valle d’Aosta e Lombardia, seguite da Veneto, Liguria e Friuli Venezia Giulia, con percentuali vicine al 23%, mentre regioni come Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia si arriva appena al 13%. Capirne il motivo è complicato, ma spiegabile.
In ogni caso, la possibilità di essere bocciati a settembre è remota e se non fosse per gli istituti tecnici e professionali, che mantengono la media dei bocciati un po’ più alta, si potrebbe dire che l’esame di recupero di settembre sembra più una formalità e un atto dovuto piuttosto che una effettiva esigenza didattica.