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Aggiornato il 07.11.2025
alle 16:08

Alunno violento, famiglie non portano i figli a scuola. Crepet: “Egoisti. Niente confronto, si chiudono nel castello di casa”

Ha fatto discutere molto il caso dei genitori di una classe di un istituto di Firenze che hanno deciso di non mandare i figli a scuola a causa di un compagno dei figli alquanto violento. A commentare quanto accaduto è stato lo psichiatra Paolo Crepet, ai microfoni de La Nazione.

“Una reazione egocentrica, ma non mi stupisce”, questa la forte opinione dell’esperto. “Nel senso che queste ’insurrezioni’ genitoriali ormai sono sempre più frequenti. E poi mi permetto di dire sono anche comportamenti paradossali. Perché i genitori sembrano essere attentissimi solo fino a che i figli hanno una certa età, come in questo caso. Sei alle elementari? Ti difendo io. Poi magari quando i figli hanno 13 anni la sera escono e mamma e babbo neanche sanno dove sono”.

“La scuola non è una casermetta dove si è tutti uguali”

“La scuola non è una casermetta dove si è tutti uguali e con la stessa giacca, ma un un luogo dove magari ci sono bambini diversi gli uni dagli altri, con dei problemi a casa”, ha aggiunto. Secondo Crepet i genitori hanno sbagliato: “E per egoismo appunto. O per la fatica di spiegare ai bambini qualcosa che li avrebbe fatti crescere. Loro credono facendo così di difenderli, invece li rendono più fragili. Niente confronto, si chiudono nel castello di casa e si tira via anche il ponte levatoio”.

E infine, sul bimbo vivace rimasto solo in classe: “Deve essere stato terribile per lui, perché forse in qualche modo solo lo era già e avrebbe soltanto cercato accoglienza e comprensione”.

La protesta delle mamme

Le famiglie hanno tenuto i figli a casa per protestare contro la dirigente scolastica. Ma qual è il problema? Dall’inizio dall’anno, fanno sapere le mamme rappresentanti di classe, è arrivato un nuovo bambino, che avrebbe da subito mostrato un atteggiamento aggressivo nei confronti dei compagni di classe e delle maestre, con calci, sputi, lanci di oggetti e spintoni. La difficile gestione del bambino da parte delle maestre, continuano le mamme, starebbe di fatto impedendo di portare avanti la didattica con importanti ritardi sul programma scolastico.

Le famiglie hanno quindi segnalato la situazione alla dirigente chiedendo l’arrivo di una persona in più da affiancare alle maestre per gestire gli atteggiamenti difficili del bambino e portare avanti la didattica. Secondo quanto fanno sapere le mamme, però, la preside avrebbe spiegato loro di non poter intervenire per mancanza di fondi.

“Stamattina nessuno si è presentato in classe – spiega una mamma – Speriamo che si muova l’Ufficio scolastico per ottenere i fondi necessari per introdurre una persona in più che metta in sicurezza la classe. Senza risposte andremo avanti, stiamo consultando un avvocato per capire come muoverci”.

I precedenti

Un altro caso simile a quello dei genitori di una scuola primaria del trevigiano che hanno protestato non mandando i loro figli a scuola a causa del comportamento violento di un compagno. C’è stato un episodio simile Taranto, dove è successa praticamente la stessa cosa.

Come riporta Taranto Todayda giorni un’intera classe terza di una scuola primaria non avrebbe frequentato le lezioni per una situazione che, spiegano, “rende impossibile il regolare svolgimento delle attività scolastiche e mette a rischio la serenità di tutti i bambini”.

Al centro della vicenda c’è un alunno con gravi difficoltà comportamentali, la cui gestione, secondo i genitori, richiede un supporto aggiuntivo da parte della scuola. Le famiglie, dopo ripetute segnalazioni e una PEC inviata al dirigente scolastico con la richiesta di un incontro urgente, non avevano ricevuto risposta. Nella lettera, i genitori chiedono “un intervento immediato che garantisca il diritto allo studio di tutti i bambini in un ambiente educativo sicuro, inclusivo e sereno”.

Il sondaggio

La Tecnica della Scuola chiede ai suoi lettori, in prevalenza docenti: tra docenti di sostegno non specializzati, boom di alunni con disabilità certificata, troppa burocrazia e criticità di vario tipo la domanda nasce spontanea: si riesce concretamente a fare inclusione a scuola?

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