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Ancora sull’uso distorto dei social

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Sull’uso distorto dei social, ritenendo l’argomento estremamente delicato, mi permetto di sottolineare alcune cose.
Qual è e chi stabilisce il limite tra critica e denigrazione? Chi scrive, solo qualche anno addietro, in un collegio docenti ha avanzato delle critiche a delle decisioni ministeriali.
Erano quelle che una volte si definivano critiche costruttive. Il DS mi riprese ricordandomi che in quanto dipendente non potevo criticare l’amministrazione pena il rischio di una sanzione.

Mi rendo conto che oggi il grande valore che rivestiva la critica nel passato ha fatto il suo tempo e chi si permette di dissentire è stato tacciato nel tempo da “comunista” (Berlusconi) da “professoroni o gufo” dalla stella cadente Renzi (posso dirlo o è offensivo?).

Ricordo alla maggior parte dei colleghi ai quali è sfuggito (non per colpa loro ma perché i mass media di grande rilevanza nazionale hanno taciuto la notizia) che il 15 giugno 2016 una laurenda è stata condannata a due mesi di reclusione da un tribunale della Repubblica perché secondo la sentenza “i termini impegnati (nella tesi) sono chiari nell’illustrare che l’imputata partecipò alla manifestazione in oggetto, con la piena consapevolezza del fatto che si sarebbe eseguito il blocco stradale poi effettivamente avvento”. Il riferimento è a una manifestazione di protesta dei No TAV de Venaus.

Un’altra laureanda invece fu assolta perché, pur emergendo dalla sua tesi (secondo i giudici) che vi avesse partecipato ha usato una diversa forma narrativa dalla quale emergeva il suo “distaccarsi” dai fatti in oggetto.

Ecco perché continuo a ritenere pericolose quelle tesi che mirano a limitare la critica. Gli insulti, ripeto, sono altro non critica.

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Lorenzo Mario