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19.10.2026

Anno sabbatico, aspettative, congedi, 104: cosa succede allo stipendio del personale scolastico? Risponde l’esperto

Come funziona l’anno sabbatico per i docenti? Chi può assentarsi, per quanto tempo, e quanto ci rimette? Quali sono le regole delle aspettative per motivi personali, familiari o di studio? Come si fa a richiedere il congedo fino a due anni per gravi motivi familiari, e cosa lo distingue dal congedo biennale non retribuito? A rispondere, nel corso della diretta della Tecnica della Scuola, il prof. Rino Di Meglio, esperto di legislazione scolastica:

“L’anno sabbatico è un modo di dire, si tratta di un anno di aspettativa che tutti i dipendenti pubblici, quindi compreso il personale scolastico, possono prendere una volta ogni 10 anni nella loro carriera. La caratteristica qual è? Che mentre per l’aspettativa, per motivi personali e familiari ci vuole una richiesta e delle motivazioni e può essere accettata o non accettata, in questo caso questo è un diritto soggettivo perché non ha bisogno di motivazione e si può prendere”.

“Con il contratto collettivo, a partire dal ‘95, di tipo privatistico, avremmo dovuto trovare tutto nel contratto, ma non è così. Ci sono state una miriade di leggi che hanno introdotto altri tipi di aspettativa. Come è noto lo Stato italiano non fa regali a nessuno, perché è molto liberale nel concedere i vari tipi di aspettativa? Primo, perché non paga lo stipendio, secondo oltre a non essere pagato, non ci sono neppure i contributi. Per cui se uno volesse avere coperto previdenzialmente quest’anno sabbatico, dovrebbe farlo a proprio spese. E voglio ricordare quanto costa. La spesa per i contributi è precisamente 1/3 dello stipendio, il 33,3%. Quindi se uno ha uno stipendio medio, lordo, quello che prende effettivamente, di 30.000 euro l’anno, il riscatto costa 10.000 euro, quindi sono spese abbastanza forti”.

Aspettativa per motivi personali, familiari o di studio

“Poi abbiamo un periodo possibile di aspettativa per motivi personali, familiari o di studio, fino a un massimo di 2 anni. Per la verità c’è anche un limite, cioè questi periodi si possono prendere al massimo un anno alla volta e non più 2 anni e mezzo nell’arco di 5 anni, quindi ci sono due limiti temporali. Anche in questo caso non abbiamo stipendi né contributi e si può riscattare fino a un massimo di 3 anni e il costo è un terzo dello stipendio per ciascuno degli anni di cui si chiede il riscatto, quindi e gli oneri sono abbastanza pesanti per le povere tasche del personale scolastico”.

Congedo per gravi motivi o motivi familiari

“Poi abbiamo un’altra forma che è il congedo fino a 2 anni per gravi motivi o per motivi familiari, che deriva da un’altra legge particolare. Questo caso deve essere motivato per gravi e documentati motivi familiari, uno deve assistere un familiare ammalato per esempio, questa non è l’aspettativa per motivi personali e familiari che prevede il contratto, è un’altra cosa. E anche qui c’è retribuzione zero. Questo tipo di assenze costano anche il blocco della carriera, nel senso che se devo aspettare 4 anni per raggiungere il gradone successivo, il successivo scatto di stipendio, nel caso di queste assenze, l’allungo di tanto tempo quanto ho preso di aspettativa”.

La Legge 104

“Poi c’è un’altra norma, che è quella della 104, qui è riconosciuta la legge 104, l’articolo 3 comma3, quindi si tratta di disabilità gravi, a condizione di essere domiciliato presso di lui per questo periodo, io posso ottenere fino a un massimo di 2 anni di congedo per l’assistenza al familiare. In questo caso non perdo la retribuzione perché mi viene data un’indennità che corrispondente non a tutto lo stipendio, ma solo alle parti fisse e continuative. Viene coperta anche la contribuzione presso l’INPS, contribuzione figurativa, ma la contribuzione figurativa è pari a quella dello stipendio, quindi non perdo nulla per la pensione, perdo però il diritto alle ferie, la quota di tredicesima e la quota di TFR, il trattamento di fine rapporto. Quindi qui ci sono dei danni minori di quelli che subisco con l’aspettativa, ma sempre qualcosa la perdo”.

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