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Ansia da prestazione, quasi 9 studenti su 10 sotto pressione: “Lasciateci il diritto di sbagliare”

Un sondaggio di Skuola.net su 905 studenti fotografa una generazione allo stremo. Dopo i recenti casi di cronaca – tra cui una studentessa universitaria di 23 anni e un ragazzo di 13 – il portale ha interrogato direttamente chi siede tra i banchi. Il risultato è un campanello d’allarme difficile da ignorare.

I numeri: una generazione sotto pressione insostenibile

I dati non lasciano margini di interpretazione. Il 52% degli studenti – più di uno su due – ha dichiarato che la pressione sociale è diventata insopportabile. Un ulteriore 36% ammette di accusare il colpo, pur riuscendo a reggere. Sommando le due voci, si sfiora il 90% dei ragazzi che avverte, in misura più o meno grave, il peso delle aspettative altrui. Solo il 12% si dichiara immune. Il sondaggio è stato lanciato sui canali social di Skuola.net all’indomani di due tragedie: quella di una studentessa universitaria che si è tolta la vita alla vigilia della laurea e quella di un tredicenne, probabilmente schiacciato da un senso di inadeguatezza rispetto al rendimento scolastico.

Lo sfogo sui social: “Il sistema premia solo l’eccellenza”

Dietro i numeri ci sono le voci di migliaia di ragazzi. Sotto il post Instagram che ha ospitato il sondaggio si è innescato uno sfogo collettivo di rabbia, stanchezza e disillusione. Il grido che emerge con più forza è: “Lasciateci il diritto di sbagliar”. Gli studenti puntano il dito contro un sistema che sembra non ammettere rallentamenti: “Il sistema ti chiede di arrivare primo e veloce, creando una gara tossica che ci toglie letteralmente il respiro”. E ancora: “Un esame andato male o una bocciatura non definiscono chi siamo, ma per la società sembra di sì”. A pesare, raccontano, è anche un senso di profonda ingiustizia: “In un mondo dove ci sono stati approfittatori, pesa ancora di più doversi giustificare e dimostrare costantemente il proprio valore”.

Un’emergenza silenziosa che la scuola non può ignorare

I casi di cronaca, per quanto dolorosi, rappresentano solo la punta di un iceberg. Il dato strutturale su cui scuola, università e famiglie sono chiamate a riflettere è proprio quel 52% di ragazzi per cui la quotidianità è diventata una montagna difficile da scalare. I luoghi di formazione rischiano di trasformarsi da spazi di crescita a palcoscenici del giudizio, dove l’errore non è contemplato e il fallimento è vissuto come una condanna.

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