Ieri abbiamo parlato di un fenomeno che ci appare particolarmente triste: il pullulare, sui social, di video e immagini costruite da genitori che, nel primo giorno di scuola dei figli, un momento particolarmente delicato, li inquadrano facendogli domande, per creare l’ennesimo contenuto.
Non sarebbe meglio vivere questi momenti con i figli dando loro supporto anziché essere distratti per farsi vedere sui social? Lo abbiamo chiesto allo psicologo Marco Catania. Ecco le sue parole: “L’attività in sé del filmare non ha nulla di male; d’altronde, da quando sono nate le videocamere, prima ancora dei telefoni, c’è sempre stata gente che ha utilizzato le foto, i video per documentare dei momenti importanti della vita e poi ritrovarseli dopo. E quindi di per sé non è l’atto del filmare che va preso di mira, che va demonizzato”.
“I punti critici sono due sostanzialmente: da una parte la creazione di un’ansia da performance, cioè io vado a scuola e non solo devo fare, ma devo fare bene perché poi dovrò dirlo a tutto il mondo com’è stato il mio giorno di scuola. L’altra parte ridicola di questo meccanismo è che si celebra il vissuto del bambino senza totalmente interessarsi del vissuto del bambino, quindi si celebra un evento che in realtà è vuoto perché poi del contenuto del bambino non si ha nessun tipo di impronta”.
“Quindi, bello celebrare e da quando abbiamo le videocamere lo facciamo. È una cosa bella, interessante e cambia il taglio che si dà, perché quando avevamo le videocamere il bambino faceva i fattacci suoi durante il compleanno e c’era lo zio molesto che girava con la videocamera e in qualche modo riprendeva quello che succedeva, ma non era uno spettacolo, no? Era quasi un documentario, ecco, mentre oggi diventa uno spettacolo e allora diventando spettacolo si perde il contenuto. Cioè, in questi video fondamentalmente o appare palesemente il fastidio di alcuni di questi bambini o, quando parlano, anche quando condividono delle cose, sono cose vuote, in palese imbarazzo”.
“Qui c’è una finta vicinanza perché c’è la richiesta: ‘com’è andata’, ‘come stai’. Quindi tecnicamente sembra fatta, ma in realtà no, perché non importa il contenuto e anche perché ovviamente nessun bambino poi andrà a dire ‘no, è andata male perché tizio mi bullizza’, per esempio. Il contenuto personale poi viene bypassato”, ha concluso.
“Sei pronto per andare a scuola?”, “Sei felice di iniziare oggi?”, “Com’è andato il primo giorno di scuola?”; i social, in questi giorni, sono pieni zeppi di video che iniziano così, con genitori che pronunciano queste parole mentre inquadrano i loro figli, che di solito rispondono in maniera imbarazzata o svogliata, quando rispondono.
Questi video pullulano sui social: in questi giorni sono soprattutto gli influencer, i personaggi famosi, i cui figli sono iscritti in scuole private o internazionali, che iniziano le lezioni in anticipo rispetto a quelle pubbliche, a essere autori di questi video.
Ma nessuno pensa ai pericoli dello sharenting? Si tratta di un tema a cui abbiamo riservato molto spazio. Il nostro collaboratore Dario De Santis, storico della scienza, ha realizzato un reel per sensibilizzare sui pericoli dello sharenting che è stato visto da più di due milioni di persone.
Come ricorda Wired, i disegni di legge sul tema depositati alla Camera dei deputati sono quattro, mentre tre sono al Senato (stessi testi di tre delle quattro depositate alla Camera). A giugno 2024 la Commissione IX Trasporti di Montecitorio ha avviato l’esame del cosiddetto ddl baby influencer-sharenting (numero 1771), di cui la prima firmataria è stata la deputata Gilda Sportiello del Movimento 5 Stelle, che è uno dei tre ddl depositati in entrambe le camere.
A quell’esame è stato deciso di abbinare alla discussione anche altre tre proposte di legge: una presentata recentemente da Matteo Richetti di Azione (numero 1217) solo alla Camera, un’altra da Angelo Bonelli dei Verdi (1800) e l’ultima bipartisan con Marianna Madia del Partito democratico (1863) come prima firmataria alla Camera e Lavinia Mennuni (FdI) al Senato.