Ancora non si sanno (si sapranno solo il 23 dicembre) gli esiti delle seconda prova per l’accesso alla facoltà di Medicina e le polemiche non si spengono. Così, mentre la ministra all’Università, Bernini, pensa di far scorrere le graduatorie anche per chi non ha superato uno (o più) esami con il voto di 18 così da poter coprire tutti i posti disponibili, la prof.ssa Antonella Viola, docente di Patologia generale all’università di Padova, ha scritto un post per chiedere scusa agli studenti.
Intervistata poi dal Corriere della Sera ha spiegato le motivazioni che l’hanno portata a scrivere un messaggio decisamente in controtendenza. Viola sostiene che rispetto agli anni precedenti “non è cambiato nulla, abbiamo solo contributo a creare, una volta in più un clima di ansia, competizione e precariato, pessimi modi per entrare nel mondo della medicina”.
La parte più interessante dell’intervista della prof.ssa Viola riguarda tuttavia un altro aspetto. Tocca cioè lo stile di studio e di preparazione dei giovani appena usciti dalle scuole superiori.
Mentre un altro cattedratico, il prof Burioni, ha sostenuto che ai suoi tempi lui e i suoi compagni di casse quarta al liceo scientifico avrebbero superato l’esame senza alcuna fatica, Viola legge la questione da un diverso punto di vista.
La modalità di apprendimento dei ragazzi di oggi non passa più attraverso lo scoglio della memoria, che le generazioni precedenti allenavano tenacemente: oggi la memoria è esternalizzata, questo non rende le persone più stupide, le rende diverse.
Affermazione decisamente interessante che da un lato rimanda ad una complessa teoria filosofica chiamata della mente estesa (Extended Mind – teoria filosofica dei filosofi Andy Clark e David Chalmers) dall’altro ridisegna il rapporto tra studenti e tecnologie digitali.
E Viola al riguardo tira in ballo sia la propria esperienza che la necessità di un diverso sguardo pedagogico: «Io non sono una pedagogista ma una docente, la mia esperienza diretta è che quando vedo uno studente o una studentessa in difficoltà perché non ricorda qualcosa, riesco a capire se ha compreso l’argomento introducendo un ragionamento: se la persona che ho davanti ha studiato il risultato si vede subito, e le risposte arrivano, certo mi rendo conto che non si può fare un test orale a tutti i candidati che vogliono entrare a Medicina, ma credo che una team di pedagogisti dovrebbe essere in grado di predisporre un piano di apprendimento per gli studenti di oggi».
Non sarà colpa dell’intelligenza artificiale che tutti gli studenti ormai utilizzano come supporto allo studio? Ecco la risposta, decisamente illuminata e illuminate, della prof.ssa Viola: «uno studio recente dimostra che l’intelligenza artificiale sottrae al cervello tre funzioni: la memoria, l’elaborazione della complessità e la scelta, noi dobbiamo predisporre dei programmi che siano in contrasto con questi automatismi che sviluppino il ragionamento, l’apprendimento non è la mia materia ma sono sicura che la pedagogia potrebbe aiutarci a trovare una strada nuova».
E chiude esprimendo il proprio rispetto per i suoi studenti, che vede massacrati da ore di studio, lezioni dalla mattina alla sera: “vedo la fatica e il sacrificio che fanno, per questo sento che dobbiamo loro delle scuse”.