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Aprea e la “Buona scuola”

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Lo ha detto l’assessore all’Istruzione di Regione Lombardia, Valentina Aprea, intervenendo al seminario ‘La buona scuola e il costo standard’ ospitato a Milano nella Sala Affreschi della Provincia e organizzato dall’onorevole Elena Centemero, componente della I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, in collaborazione con Regione Lombardia, Provincia e Associazioni delle famiglie e dei docenti delle scuole paritarie.

Con l’assessore regionale hanno partecipato al momento di lavoro, tra gli altri, Carmela Palumbo, direttore generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica del Ministero all’Istruzione, Ricerca e Università, in rappresentanza del ministro Stefania Giannini, Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano, Francesco Cappelli, assessore all’Educazione e Istruzione del Comune di Milano, Marco Grumo, docente di Economia aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Anna Monia Alfieri, gestore scuole paritarie e docente Altis Università Cattolica, oltre a dirigenti dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia.

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“E’ necessario realizzare e regolare un modello di governance condiviso del sistema educativo – ha spiegato l’assessore Aprea – quale presupposto imprescindibile per rendere efficace l’azione di Governo e Regioni, anche per utilizzare al meglio le risorse disponibili”.

Portando i saluti del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, l’assessore Aprea ne ha richiamato l’impegno per l’introduzione di costi standard e quindi modificare l’attuale impianto della Legge di stabilità.

 “Anche per la scuola – ha sottolineato Aprea – così come è stato fatto per la sanità è indispensabile passare ad un sistema di Livelli Essenziali di Prestazioni che individui con criteri oggettivi il fabbisogno formativo sulla base di uno standard condiviso su cui fondare la programmazione territoriale, un modello capace di realizzare un giusto equilibrio tra l’autonomia programmatoria delle Regioni nei territori e il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dalla finanza pubblica”.

Argomentazioni ampiamente condivise dal direttore generale del Miur, Palumbo, che ha sottolineato sia molto utile “guardare ai criteri di allocazione delle risorse”, annunciando che il ministero sta lavorando per intervenire su un altro capito critico del sistema scuola: non solo la valutazione dei docenti ma anche delle scuole e della dirigenza scolastica. “A fine mese – ha precisato Palumbo – presenteremo il format di autovalutazione delle scuole che permetterà ai genitori di effettuare una comparabilità degli istituti in base a criteri prestabiliti che tengono conto dello stesso background socio-economico”.

“Un percorso certamente utile – ha commentato l’assessore Aprea – a patto che il progetto di riforma ‘La buona scuola’ introduca nel suo impianto normativo un ruolo per le Regioni che, attualmente, non c’è. Per questo, anche in sede di Conferenza Stato-Regioni abbiamo proposto una nuova governance includendo i Livelli Essenziali di Prestazione che tengono conto dei costi standard”.

“Senza dimenticare la possibilità – ha detto con forza l’assessore Aprea – di lasciare alle famiglie l’opportunità di scegliere quale scuola far frequentare ai propri figli: in questi anni Regione Lombardia ha costituito un esempio a livello nazionale per il nostro sistema di Istruzione e Formazione Professionale, di cui abbiamo competenza esclusiva, e che oggi accoglie oltre 50.000 studenti, il 18% dei ragazzi che frequentano il secondo ciclo”.

“Il sistema della Dote – è entrata nel merito l’assessore – è strutturato in modo che ciascuno studente è titolare di un contributo regionale di 4.500 euro, la Dote appunto, che può spendere presso ogni istituzione accreditata e che gli garantisce la gratuità del percorso di studi: in questo modo l’alunno e la famiglia sono totalmente liberi di scegliere senza distinzioni tra enti di proprietà privata o pubblica perché entrambi sono accreditati”.

“In Europa – ha concluso Aprea – i modelli di gestione dell’istruzione sono molto più rispettosi della ‘libertà di scelta’ delle famiglie e non si identificano necessariamente con l’istruzione ‘statale’, gestita in regime di monopolio. Sono più rispettosi anche dell’autonomia delle scuole cui viene affidata l’intera gestione dei percorsi, dalle scelte dei docenti alle ‘curvature’ dei curricula in base alle effettive esigenze del territorio. Una autonomia finanziaria che ha, come rovescio della medaglia, processi di ‘accountability’ consolidati in base ai quali o si rispettano precisi parametri o scattano sanzioni fino alla chiusura degli istituti”.