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Arriva Renzi Matteo, il rottamatore

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  • GUERINI

Il giovane rottamatore dopo la sconfitta del 2012 si impone all’attenzione con il suo stile casual, il suo linguaggio franco e la sua ironia, mentre riesce a comunicare assai bene, dimostrando di conoscere gli strumenti per essere in primo piano.
La caratteristica più apprezzata sembra la sua somiglianza comunicativa con Berlusconi: va spesso in televisione, visita il programma di Maria de Filippi, Amici e non disdegna Porta a Porta, ‘Che tempo che fa’ , le ‘Invasioni barbariche’ dove dà dimostrazioni della sue capacità tecnologiche con un pc prestato dalla redazione della Tv.

Vinte le primarie con il 68% delle preferenze, da ex boy scout si ritrova segretario del Pd, ereditando una tradizione antica che inizia con Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta e arriva a Occhetto, con una continua ma inesorabile trasformazione che oggi ci consegna Matteo Renzi, sindaco di Firenze e già presidente della Provincia Toscana.

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Scrive l’Ansa, riportando le tappe della sua scalata alla presidenza del consiglio:
SETTEMBRE 1999: Renzi diventa segretario provinciale del Ppi e nel 2001 coordinatore della Margherita.

GIUGNO 2004 – Con una dichiarazione di “lotta alla casta e agli sprechi” Renzi si candida alla presidenza della Provincia di Firenze per il centrosinistra dove viene eletto il 15 giugno.

SETTEMBRE 2008: annuncia la decisione di volersi candidare alle primarie per sindaco di Firenze rinunciando al secondo mandato come presidente della Provincia. “Prima Firenze! Per una Firenze coraggiosa, semplice, bella’ lo slogan di Renzi che dice: “O cambio Firenze o cambio mestiere e torno a lavorare”.

GIUGNO 2009: Viene eletto sindaco, “il mestiere più bello del mondo”.

SETTEMBRE 2010: In un’intervista lancia l’idea della “rottamazione” della vecchia classe dirigente. Parola che diventerà un tormentone e che, ancor oggi, lo identifica nonostante le tante critiche.

NOVEMBRE 2010: “Prossima fermata l’Italia” è il titolo del primo appuntamento alla Stazione Leopolda, dove il “rottamatore” fa coppia con Civati. Insieme lanciano l’idea di un Pd diverso.

OTTOBRE 2011: Secondo appuntamento alla Leopolda per il “Big bang”. Arriva anche Civati ma i due sono ormai distanti.

GIUGNO 2012: “Big bang: Italia obiettivo Comune”: Renzi chiama a raccolta, sempre a Firenze, gli amministratori locali e getta le basi per la candidatura alle primarie del centrosinistra.

13 SETTEMBRE 2012: Ufficializza la candidatura alle primarie prima con lo slogan “Viva l’Italia viva” che poi diventa “Matteo Renzi Adesso”. Il 3 dicembre esce sconfitto nel ballottaggio con Pier Luigi Bersani.

LUGLIO 2013: scioglie le riserve e decide di candidarsi alla guida del Pd.

8 DICEMBRE 2013: Matteo Renzi viene eletto segretario del Partito Democratico con il 67,5% dei voti

Ma è già partito il toto-ministri

Tra tutti i possibili papabili alla Cultura si fanno i nomi di quattro candidati in sostituzione dell’efficientissimo e bravo Massimo Bray: lo scrittore Alessandro Baricco, il giornalista e storico Paolo Mieli, Dario Franceschini e Gianni Cuperlo.
Per il resto dei futuri ministri la lista è lunga e frastagliata, ma nessuna delle agenzie finora ha tirato il nome del probabile inquilino dell’istruzione.
La speranza è che si scelga una persona preparata, nel senso che sappia e conosce le ambasce gravi e immense che percuotono e scuotono il mondo della scuola e della università e della ricerca. Certamente sarebbe interessante avere come interlocutore, non più un docente universitario o un avvocato, ma un docente che si è formato sul campo: un ex precario?