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10.10.2026
Aggiornato alle 18:48

Ascoltare i ragazzi, rispettarne i bisogni. La nostra risposta a Galiano

Da Chiara Conti, già Dirigente Scolastico, professoressa a contratto nel Master in Scienze della Formazione dell’Università Suor Orsola Benincasa e componente della Commissione MIM 0–6, e Alessandra Torrioni, docente di scuola primaria, laureata in Scienze e tecniche psicologiche e componente della Commissione MIM sul bullismo e cyberbullismo, riceviamo e pubblichiamo.

Le nostre esperienze nella scuola, nell’insegnamento e nella dirigenza, ci portano a condividere una convinzione: il benessere dei ragazzi è parte essenziale del lavoro educativo. Le difficoltà emotive e relazionali meritano ascolto, attenzione e interventi competenti. Proprio per questo, riteniamo che il dibattito sullo psicologo a scuola richieda precisione, soprattutto quando si commentano le parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito. Galiano invita Valditara a provare a gestire una classe delle medie.

Conosciamo il peso delle responsabilità che la scuola affronta ogni giorno. Ma quell’invito lascia aperta la questione centrale: come organizzare il sostegno psicologico e se sia opportuno rendere obbligatorie determinate attività per tutti gli studenti. Nel suo intervento del 6 ottobre, Valditara ha criticato la «psicologizzazione di tutti gli studenti», indipendentemente dai bisogni. Nello stesso discorso ha sostenuto un aiuto mirato quando emergono criticità, attraverso cinque incontri utili a comprendere la situazione e valutare la necessità di un percorso più strutturato. La parola «sciocchezza» va letta in questo contesto: riferita all’obbligo generalizzato, non al disagio dei ragazzi.

La nostra esperienza ci insegna quanto sia importante distinguere il compito educativo della scuola dall’intervento specialistico. Un insegnante deve saper ascoltare, osservare e riconoscere segnali di difficoltà; chi dirige un istituto deve creare le condizioni perché scuola, famiglie e servizi possano collaborare. Il sostegno psicologico richiede competenze professionali specifiche e una chiara definizione delle responsabilità. La formazione in Scienze e tecniche psicologiche e gli incarichi nei contesti ministeriali dedicati al bullismo e al sistema educativo 0–6 rafforzano la nostra attenzione alla prevenzione, alla qualità delle relazioni e alla necessità di accompagnare la crescita rispettando i bisogni delle diverse età. Riteniamo fondamentale rendere l’aiuto accessibile, farlo conoscere e superare i pregiudizi che possono ostacolarne la richiesta. Occorre anche prestare attenzione ai ragazzi che faticano a esprimere il proprio malessere.

Questi obiettivi, però, non risolvono automaticamente la questione dell’obbligatorietà: su questo punto è legittimo avere posizioni diverse. Il Ministero ha inoltre realizzato, insieme al Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, AscoltaMI: un servizio che offre cinque incontri gratuiti, individuali e volontari agli studenti di terza media e del primo biennio delle superiori. È un servizio di ascolto e consulenza psicologica, non di psicoterapia. Si può chiedere di ampliarlo e rafforzarlo, ma questa iniziativa va riconosciuta quando si valuta la posizione di Valditara. Per correttezza, va precisato anche che la proposta al centro della polemica prevede due ore mensili di educazione psicologica per ogni classe, con colloqui clinici individuali attivabili su richiesta. Il confronto dovrebbe quindi riguardare i contenuti delle attività, la loro organizzazione e il carattere obbligatorio della partecipazione, evitando di confondere educazione psicologica, consulenza e terapia.

A Galiano riconosciamo l’importanza di richiamare l’attenzione sulle difficoltà degli studenti e degli insegnanti. Gli chiediamo, però, la stessa attenzione nel rappresentare il pensiero del Ministro. Dalle dichiarazioni riportate emerge una posizione favorevole al sostegno psicologico mirato e alla collaborazione con le famiglie. Attribuirgli una liquidazione del disagio giovanile non restituisce il senso completo del suo intervento. Da professioniste della scuola, crediamo che conoscere la complessità di una classe significhi anche saper distinguere i bisogni, individuare gli strumenti appropriati e costruire alleanze educative. L’esperienza quotidiana deve contribuire a rendere il confronto più concreto e preciso. Si può discutere con Valditara, chiedere ulteriori risorse e proporre interventi più ampi. Ma una critica credibile deve partire da ciò che ha effettivamente detto e dalle iniziative avviate. È questa correttezza che chiediamo a Galiano: perché il benessere dei ragazzi merita un confronto capace di produrre risposte, oltre la polemica.

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