Si svolge oggi, mercoledì 16 settembre, alle 15, il question time in diretta dall’Aula di Montecitorio. In particolare, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, risponde a interrogazioni sulle iniziative volte a garantire agli studenti con disabilità l’effettiva continuità didattica con riferimento al docente di sostegno (Faraone – IV-CR); sulle iniziative normative volte a definire il limite massimo di presenza di studenti di cittadinanza non italiana all’interno di ciascuna classe (Ziello – Misto-FNV-F); sulle iniziative volte a superare le criticità strutturali del sistema dell’inclusione scolastica (Grippo – AZ-PER-RE); sulle iniziative per un piano strutturale per l’adattamento climatico, la sicurezza e la resilienza ecologica degli edifici scolastici (Caso – M5S); sulle politiche di welfare e di valorizzazione dei lavoratori della scuola e del Ministero dell’Istruzione e del merito, con particolare riferimento alla polizza sanitaria integrativa gratuita (Miele – LEGA).
Iniziative volte a garantire agli studenti con disabilità l’effettiva continuità didattica con riferimento al docente di sostegno
(Faraone – IV-CR)
L’articolo 14, commi 3 e 3-bis, del decreto legislativo n. 66 del 2017, come sostituiti dall’articolo 8 del decreto-legge n. 71 del 2024 ed estesi al 2026/2027 e al 2027/2028 dal decreto-legge n. 127 del 2025, consente alla famiglia di chiedere la conferma del docente di sostegno a tempo determinato, secondo la procedura dell’articolo 13 dell’ordinanza ministeriale n. 27 del 2026;
la norma affida alla famiglia l’iniziativa e al dirigente, sentito il gruppo di lavoro operativo, la valutazione dell’interesse dell’alunno; ma il comma 3 subordina l’esito alla disponibilità del posto dopo le operazioni sul personale di ruolo e alla posizione in graduatoria del docente: l’interesse educativo accertato cede, pertanto, a un criterio amministrativo del tutto estraneo;
nel 2025/2026 le conferme del docente di sostegno supplente sullo stesso posto, su richiesta della famiglia, sono state 44.926 su circa 58.000 richieste; nel 2026/2027, secondo i dati ministeriali del 3 settembre 2026, 55.814 su circa 75.000: oltre 19.000 famiglie sono rimaste escluse, una quota che non si riduce e che rivela non un difetto transitorio, ma un errore nella costruzione della procedura stessa;
la conferma opera soltanto sui rapporti a tempo determinato, tanto che il comma 6 vi ammette anche il supplente privo del titolo di specializzazione, mentre non contempla il docente specializzato assunto in ruolo in altra sede dopo aver vinto un concorso, con il risultato che l’immissione in ruolo, che dovrebbe dare stabilità, interrompe la continuità;
lo ha reso evidente, nell’agosto 2026, il caso di uno studente con disabilità grave di Bari, all’ultimo anno, che ha potuto tenere la propria docente soltanto dopo aver scritto al Capo dello Stato, grazie all’accomodamento ragionevole dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 62 del 2024; sicché un diritto che si ottiene solo in via eccezionale non è un diritto;
dalla misura, inoltre, restano esclusi gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, di competenza degli enti territoriali ai sensi dell’articolo 3, comma 5, del citato decreto legislativo n. 66 del 2017, il cui avvicendamento incide sulla relazione educativa quanto quello del docente –:
quali iniziative di competenza intenda assumere, perché la continuità cessi di essere un esito eventuale e diventi diritto effettivo riconosciuto a ogni alunno con disabilità per l’intero percorso scolastico.
Iniziative normative volte a definire il limite massimo di presenza di studenti di cittadinanza non italiana all’interno di ciascuna classe
(Ziello – Misto-FNV-F)
Il quadro normativo vigente, a partire dalla circolare ministeriale dell’8 gennaio 2010, stabilisce nel 30 per cento il limite massimo prescrittivo di presenza di studenti di cittadinanza non italiana all’interno di ciascuna classe, al fine di garantire un’efficace alfabetizzazione, preservare i livelli qualitativi dell’offerta formativa e tutelare l’identità culturale e linguistica della scuola italiana;
in molteplici occasioni, il Ministro interrogato ha ribadito l’impegno dell’Esecutivo ad arginare la proliferazione delle cosiddette «classi-ghetto» e a rafforzare la cogenza del predetto vincolo;
lo stesso Ministro interrogato ha a più riprese riconosciuto come la circolare ministeriale rappresenti uno strumento di rango secondario insufficiente, in quanto sistematicamente ed incomprensibilmente eluso dalle deroghe concesse in sede locale, prefigurando la necessità di un intervento di rango legislativo volto a rendere il limite un vincolo d’autorità e a introdurre corsi intensivi e propedeutici di lingua italiana;
la prassi amministrativa e la cronaca territoriale attestano, tuttavia, la persistente ed endemica disapplicazione della soglia prefissata, proprio a causa dell’incapacità ministeriale di fronteggiare il sistematico ricorso alle clausole di deroga;
si registrano emblematici sbilanciamenti demografici con l’istituto «Caio Giulio Cesare» di Mestre, dove figurano solo tre bambini italiani all’infanzia e una decina alle medie, determinando la fuga di alunni e personale Ata per barriere linguistiche, mentre analoga criticità si riscontra a Milano dove 35 plessi superano il 50 per cento di alunni stranieri, quadro cui si aggiungono, in alcuni plessi, l’arbitraria interruzione delle lezioni per festività di confessioni religiose prive di intesa con lo Stato e l’uso improprio di spazi scolastici per il culto;
tali contesti determinano un inaccettabile svuotamento del primato della lingua italiana, il rallentamento dei programmi didattici ministeriali, la segregazione al contrario nei confronti delle famiglie italiane e un insostenibile depauperamento delle risorse pubbliche della scuola, le quali non devono in alcun modo essere stornate dall’istruzione dei ragazzi italiani per coprire i costi di un’integrazione tardiva, che andrebbe richiesta e accertata a monte dell’ingresso nel Paese –:
quali iniziative normative urgenti il Ministro interrogato intenda intraprendere per rendere strutturalmente vincolante e insuperabile la soglia del 30 per cento di studenti stranieri per classe, adottando criteri stringenti di redistribuzione territoriale interscolastica, limitando la facoltà discrezionale dei dirigenti scolastici nell’accesso alle deroghe, condizionando l’accesso alle classi ordinarie al preventivo e documentato superamento di moduli intensivi di apprendimento della lingua italiana.
Iniziative volte a superare le criticità strutturali del sistema dell’inclusione scolastica
(Grippo – AZ-PER-RE)
Con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 si ripropongono le carenze, ormai strutturali, del sistema dell’inclusione scolastica, rappresentate, in particolare, da inadatti criteri di assegnazione degli insegnanti di sostegno agli alunni con disabilità, da cui derivano numerosi ritardi nelle nomine e cattedre scoperte;
lo stesso Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, Maurizio Borgo, ha ricordato come la questione riguardi, secondo Istat, un numero di studenti in costante aumento e sia stata oggetto di oltre 2.500 segnalazioni pervenute all’Autorità garante nel suo primo anno e mezzo di attività;
il Ministero avrebbe recentemente comunicato di aver confermato 55.814 supplenti di sostegno, quasi 10.000 in più rispetto allo scorso anno. Tuttavia, le persistenti segnalazioni provenienti da scuole e famiglie descrivono una realtà ancora fortemente critica e disomogenea sul territorio nazionale, con circa 11.500 cattedre di sostegno ancora scoperte;
va detto come gli insegnanti specializzati non siano sufficienti anche perché i posti per il tirocinio formativo attivo presso le università continuino ad essere pochi, con corsi costosi e concentrati laddove ce n’è meno bisogno;
il 20 per cento degli insegnanti di sostegno risulta, infatti, privo di specializzazione, mentre circa il 50 per cento degli studenti con disabilità cambia docente annualmente, con la conseguente interruzione di interi percorsi educativi e relazionali, anche a causa dei trasferimenti di sede ottenuti da numerosi docenti;
a fronte di ciò, i posti di sostegno «in deroga» – ovvero coperti con personale precario – sarebbero quadruplicati da 33.371 nell’anno scolastico 2015/2016 a 125.462 nell’anno scolastico 2024/2025;
ciò dimostra l’esistenza di un fabbisogno strutturale, il quale richiede un adeguamento dell’organico di diritto che consenta di superare la logica del precariato e permettere, al contempo, una vera presa in carico non solo da parte del singolo insegnante di sostegno ma di tutto il corpo docente, senza demandare alle famiglie il compito di supplire alle carenze dell’amministrazione –:
se non ritenga necessario assumere iniziative di competenza volte a favorire l’istituzione di una cabina interministeriale, assieme ai Ministri dell’università e della ricerca e della salute, al fine di affrontare la complessità del tema in modo sistemico e scientifico, garantendo, da un lato, maggiore accessibilità e diffusione territoriale dei posti per il tirocinio formativo attivo presso le università e, dall’altro, una presa in carico specializzata degli alunni con disabilità attraverso un’analisi delle effettive difficoltà che superi la mera logica delle certificazioni.
Sulle iniziative per un piano strutturale per l’adattamento climatico, la sicurezza e la resilienza ecologica degli edifici scolastici
(Caso – M5S)
La crisi climatica impone una svolta radicale nelle politiche pubbliche, trasformando la tutela ambientale e la resilienza ecologica dei territori in priorità strategiche per la sicurezza della collettività, a partire dai luoghi deputati alla formazione e alla cura delle giovani generazioni;
le istituzioni scolastiche e i servizi educativi per l’infanzia rappresentano i presidi territoriali più esposti e vulnerabili agli effetti del surriscaldamento atmosferico e dell’isola di calore urbana, anche per la prolungata apertura dei servizi nei mesi estivi, che espone i bambini ai picchi termici più severi;
il XXIV rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole (2026) restituisce un quadro di grave criticità dell’edilizia scolastica nazionale, evidenziando che appena il 7,42 per cento degli edifici è dotato di un impianto di condizionamento o ventilazione e che oltre la metà degli istituti italiani è stata edificata prima del 1976, soffrendo di un pessimo isolamento termico;
durante i mesi di maggio, giugno e settembre, all’interno delle classi si registrano temperature comprese tra i 30 e i 35 gradi centigradi (con picchi fino a 38 gradi centigradi) nello svolgimento delle lezioni e degli esami di maturità, violando ampiamente le soglie raccomandate per i luoghi di lavoro;
un quadro aggravato da un allarmante incremento delle denunce di infortunio scolastico, oltre 80.000, confermando l’urgenza di superare gli interventi frammentati e di garantire trasparenza tramite l’Anagrafe dell’edilizia scolastica e l’Osservatorio nazionale;
la risposta strategica non può esaurirsi nell’installazione indiscriminata di condizionatori tradizionali, i quali, in edifici scarsamente isolati, determinerebbero consumi e costi elevati, senza rimuovere le cause profonde del surriscaldamento;
considerato l’aumento osservato e atteso della frequenza e dell’intensità degli eventi di calore estremo, la risposta del Governo e del Ministro interrogato – un finanziamento di soli 20 milioni di euro a fronte di 350.000 classi (circa 57 euro ad aula) – appare del tutto insufficiente –:
se non ritenga urgente intervenire, per quanto di competenza, con un piano serio e strutturale per l’adattamento climatico, la sicurezza e la resilienza ecologica degli edifici scolastici e dei servizi educativi 0-6, attraverso la definizione di criteri vincolanti che diano priorità all’impiego di soluzioni e tecnologie bioclimatiche passive capaci di ridurre strutturalmente i consumi energetici e garantire adeguate condizioni di comfort termico, superando la logica degli interventi d’emergenza e riconoscendo la sicurezza termica a tutti gli effetti come un requisito essenziale per il diritto allo studio e alla salute.
Sulle politiche di welfare e di valorizzazione dei lavoratori della scuola e del Ministero dell’Istruzione e del merito, con particolare riferimento alla polizza sanitaria integrativa gratuita
(Miele – LEGA)
È notizia recente l’operatività del sistema che consente a tutto il personale della scuola e del Ministero dell’istruzione e del merito di procedere alla formale adesione alla polizza sanitaria gratuita;
il Ministro interrogato, in una lettera indirizzata a tutto il personale, ha definito tale misura «un traguardo storico» nell’ambito delle politiche di welfare e di valorizzazione dei lavoratori;
la polizza sarà gratuita e consentirà al personale interessato di usufruire di una copertura sanitaria integrativa per le spese mediche, rappresentando un concreto beneficio per le lavoratrici e i lavoratori del comparto;
la nuova assicurazione sanitaria integrativa si inserisce nel quadro delle misure di welfare già promosse e attivate dal Ministero dell’istruzione e del merito a favore del personale;
il conseguimento di tale risultato ha richiesto un complesso lavoro amministrativo, organizzativo e negoziale, nonché un significativo impegno economico, come ribadito dallo stesso Ministro interrogato nella lettera inviata al personale della scuola e del Ministero dell’istruzione e del merito;
è ampiamente riconosciuto, per gli interroganti, come, sin dall’inizio del suo mandato, il Ministro interrogato abbia indirizzato la propria azione verso il riconoscimento del valore, della professionalità e del prestigio di tutte le persone che operano nella scuola e per la scuola, attraverso interventi volti a migliorare le condizioni di lavoro e a rafforzare le politiche di welfare dedicate al personale;
la scelta di introdurre una forma di assistenza sanitaria integrativa gratuita costituisce, in questo quadro, un ulteriore segnale concreto dell’attenzione rivolta dal Governo e dal Ministro interrogato alle esigenze quotidiane di chi lavora nel sistema dell’istruzione;
di fronte a un risultato concreto, appare singolare che alcune organizzazioni sindacali scelgano di concentrarsi sulla natura privata dello strumento, anziché sul beneficio garantito gratuitamente ai lavoratori, arrivando a utilizzare alcune criticità del Servizio sanitario nazionale per delegittimare una misura di welfare che amplia concretamente le tutele a disposizione del personale;
una posizione che appare pertanto strumentale, quasi che offrire una tutela sanitaria aggiuntiva e immediatamente fruibile ai lavoratori fosse in contrasto con il dovere di rafforzare la sanità pubblica, trascurando che la misura si inserisce nella più ampia strategia di valorizzazione del personale perseguita dal Ministro –:
se il Ministro interrogato intenda illustrare nel dettaglio le misure adottate nell’ambito delle politiche di welfare e di valorizzazione del personale, con particolare riferimento alla nuova polizza sanitaria integrativa gratuita, chiarendone le finalità, le modalità di finanziamento e i benefici concreti per lavoratrici e lavoratori.