Nella seduta del 4 agosto, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che autorizza un piano di assunzioni a tempo indeterminato per l’anno scolastico 2025/2026. Il provvedimento, fortemente atteso dal mondo della scuola, prevede l’immissione in ruolo di oltre 65.000 nuove unità di personale, suddivise tra dirigenti scolastici, docenti, personale educativo, insegnanti di religione cattolica e personale ATA.
Nel dettaglio, saranno assunti:
“Le assunzioni in tutte le categorie del personale scolastico rappresentano un segnale forte e concreto della volontà del Governo e del Ministero di investire sul futuro dell’istruzione”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara che ha aggiunto: “Diamo stabilità al sistema scolastico, garantiamo continuità didattica agli studenti e valorizziamo chi lavora ogni giorno nelle scuole italiane con serietà e passione.”
Particolarmente significativa l’assunzione, attesa da oltre vent’anni, di oltre 6.000 insegnanti di religione cattolica, che rappresenta “un atto di giustizia verso una categoria che ha atteso troppo a lungo il giusto riconoscimento del proprio ruolo educativo”, ha sottolineato Valditara.
Il Ministro ha inoltre evidenziato l’importanza dell’immissione in ruolo di quasi 14.000 insegnanti di sostegno, resa possibile anche grazie all’aumento dell’organico di diritto previsto dall’ultima legge di bilancio: “Un passo fondamentale per garantire davvero il diritto allo studio agli studenti con disabilità.”
Il provvedimento, di fatto, rappresenta poco più che un atto dovuto dal momento che servirà in larga misura a colmare i vuoti lasciati dai pensionamenti.
Si tratterà adesso di capire quanti di questi posti saranno concretamente coperti: è da diversi anni, infatti, che, per svariate ragioni, i posti dei docenti autorizzati dal MEF non vengono effettivamente attribuiti tutti, soprattutto nelle regioni del nord.
Molto fiducioso si dichiara però Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega che spiega: “Negli ultimi anni sono state coperte solo una parte delle cattedre disponibili. Troppo lenti e farraginosi i meccanismi concorsuali per titoli ed esami. Da qui l’idea di investire sulle graduatorie di chi si è messo in gioco con buoni risultati ma senza rientrare tra i vincitori di concorso o ha acquisito particolare esperienza”.
“Non più quindi solo il tradizionale concorso, bensì attenzione anche a merito e competenza come peraltro già avviene anche se non ancora in forma strutturale – conclude Pittoni – nell’assunzione dei docenti per le attività di sostegno”.