Un attacco militare congiunto di Israele e Stati Uniti ha colpito all’alba di oggi, sabato 28 febbraio, l’Iran, provocando almeno 50 morti e 45 feriti, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale Irna. Tra le vittime figurano civili presenti in una scuola femminile di Minab, nella provincia di Hormozgan, anche se le autorità iraniane sostengono che l’obiettivo fosse una base della Guardia Rivoluzionaria. Israele ha dichiarato di aver distrutto centinaia di siti militari e strutture lanciamissili, parlando di un’operazione pianificata da tempo.
Il presidente Donald Trump ha rivolto un appello diretto al popolo iraniano, invitandolo a ribellarsi contro la leadership islamica al potere dal 1979. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha spiegato che l’azione mira a creare le condizioni per un cambiamento interno nel Paese. I bombardamenti hanno colpito anche aree sensibili di Teheran, incluse quelle vicine alla residenza della Guida Suprema Ali Khamenei e al ministero dell’Intelligence.
Le comunicazioni internet risultano parzialmente interrotte in diverse aree del Paese, mentre il ministero dell’Istruzione ha annunciato la chiusura delle scuole e il ricorso temporaneo alla didattica a distanza. Esplosioni sono state segnalate anche a Qom, Isfahan, Tabriz e Kermanshah, ma le autorità non hanno diffuso un bilancio ufficiale dei danni. Fonti locali riferiscono che Khamenei sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro.
La reazione iraniana non si è fatta attendere: missili e droni sono stati lanciati contro Israele e contro installazioni militari statunitensi in Bahrain, Kuwait e Qatar. Un attacco ha causato una vittima negli Emirati Arabi Uniti. L’Arabia Saudita ha condannato quella che ha definito una violazione della sovranità regionale, promettendo sostegno ai Paesi colpiti. Dalla Russia, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha espresso solidarietà a Teheran, parlando di violazione del diritto internazionale.