BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
02.05.2026

Pena capitale in crescita: altra brutta notizia per i giovani. Occorre parlargliene informandoli

L’educazione civica insegna che lo stato di diritto è fondato sulla supremazia delle leggi, che tutelano i diritti umani fondamentali: tra questi, in primis, il diritto a non essere uccisi. Oggi però la morte di Stato esiste in gran parte del pianeta. Come spiegare ai giovani questa grave contraddizione tra gli intenti e la realtà?

Nessuno Stato ha il diritto di uccidere nessuno, per nessun motivo al mondo, nemmeno se il destinatario della pena si è macchiato di reati gravissimi. Ai nostri ragazzi viene giustamente insegnato che l’inviolabilità della vita umana fu difesa con forza da Cesare Beccaria — nonno di Alessandro Manzoni — nella propria opera Dei delitti e delle pene (1764). Operatalmente rivoluzionaria all’epoca, da dover uscire mantenendo l’anonimato dell’Autore.

Dal 1786 ad oggi molti sicari di Stato hanno perso il lavoro

Primo Stato del mondo ad abolire la pena di morte fu il Granducato di Toscana nel 1786. Il secondo fu nel 1849 la gloriosa Repubblica Romana di Mazzini, Armellini, Saffi, Garibaldi, Mameli, Ciceruacchio, del popolo di Roma e dei tanti rivoluzionari e democratici giunti da tutta Europa per difenderla. Molti altri ne seguirono presto l’esempio: San Marino, Romania, Portogallo, Paesi Bassi, Venezuela, Costa Rica.

Reintrodotta in Italia dallo Stato unitario sabaudo, la pena capitale fu abolita nella Penisola nel 1889; poi riesumata dal fascismo; e finalmente soppressa dalla Costituzione repubblicana nel 1948. L’art. 27, che al quarto comma dichiara la pena di morte «non ammessa», al terzo proclama che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

2026: lo Stato israeliano legalizza la strage dei “cattivi”

Oggi però, in pieno XXI secolo, la situazione reale stride dolorosamente coi princìpi. Lo scorso 30 marzo 2026 il parlamento dello Stato di Israele ha varato una legge quantomeno discutibile, che decreta la pena di morte per i rei di atti di terrorismo mortali finalizzati a colpire l’esistenza di Israele stesso. I condannati saranno impiccati. Da 64 anni lo Stato israeliano non eseguiva condanne capitali, dopo l’unica eseguita contro il criminale nazista Adolf Eichmann il 31 maggio 1962.

In Israele il delitto di Stato non avrà bisogno dell’unanimità del collegio giudicante

In tutta Europa la recentissima decisione israeliana è stata criticata, provocando la presa di posizione delle associazioni per i diritti umani e della Associazione israeliana per i diritti civili, che presenterà ricorso alla Corte Suprema. Aspetto impressionante della nuova legge israeliana è che le condanne potranno essere emesse a maggioranza semplice dei giudici: non sarà necessaria l’unanimità. La pena potrà inoltre essere irrogata anche da tribunali militari. In parole povere, sarà applicata molto facilmente. Ed è anche chiaro che colpirà principalmente palestinesi di Gaza e Cisgiordania.

Negli USA ammazzamento legalizzato più facile e più truce

Intanto nei civilissimi, ricchissimi e avanzatissimi Stati Uniti d’America, l’amministrazione Trump fa sapere che d’ora in poi la pena di morte non sarà inflitta con il più “umano” metodo dell’iniezione letale. I motivi? Il pentobarbital, farmaco usato insieme ad altri per l’esecuzione tramite morte chimica, costa troppo e non sempre è disponibile: ergo, bisogna ripristinare metodi più “tradizionali”, sbrigativi e persuasivi. Con queste nobili motivazioni, torneranno in auge la fucilazione tramite plotone d’esecuzione, il soffocamento mediante gas tossici, e il metodo più terrificante: la “frittura” su sedia elettrica.

Lo stesso Donald Trump si è vantato, alla fine della sua prima presidenza, di aver affrettato l’esecuzione di 13 condannati in pochi mesi, dopo 20 anni di pausa nelle morti di Stato statunitensi; laddove Biden, nei suoi quattro anni di presidenza, aveva consentito l’esecuzione di soli tre condannati su 40. Più di 40 sono attualmente i condannati nel braccio della morte; la quale ora ha il sorriso inquietante di Trump e dei suoi sodali.

USA, Iran e Cina: diversi ma accomunati dall’omicidio di Stato

La Costituzione USA vieta pene “crudeli e inusuali”, ma ciò non è mai bastato ad impedirle. Inoltre, il 2025 ha visto negli States ben 47 uccisioni legalizzate, il numero più alto dal 2009.

Nel nostro mondo la pena di morte è ancora molto praticata. Troppo. Nel 2024 più del 70% delle esecuzioni è avvenuto in Iran. Tuttavia, malgrado il segreto di Stato imposto  sull’argomento dalla feroce dittatura cinese, il posto più alto sul podio va proprio ai boia di Stato della Cina, responsabili di migliaia di esecuzioni in media ogni anno. La buona notizia è che sono almeno 140 (su 195) gli stati sovrani che hanno già abolito questa arcaica barbarie di Stato.

Condanna a morte: un crimine legale. Istruire i giovani in proposito

Terrorismo e sicurezza: queste le motivazioni ufficiali dei molti assassinii di Stato in Yemen e in Iraq. L’Arabia Saudita uccide il 14% del totale mondiale, e può “vantare” il recente raddoppio degli omicidi legalizzati. Il metodo è la decapitazione tramite scimitarra. Vi si può incorrere per droga, apostasia, omicidio, sessualità “immorale” e… “stregoneria”!

In Afghanistan si viene ammazzati per omicidio, ma solo se lo chiede la famiglia della vittima; per adulterio, apostasia, sodomia, omosessualità, falsa testimonianza; ma anche per balli, canti e musica.

Possiamo immaginare un mondo in cui tutto ciò non sia più assolutamente possibile? I giovani se lo chiedono e ce lo domandano. Occorre informarli, far crescere in loro l’orrore per qualsiasi forma di violenza legalizzata spacciata per “giustizia”; ma anche renderli consapevoli che il superamento di queste atrocità sarà possibile solo grazie alla consapevolezza che passa per la cultura, lo studio, la riflessione, l’intelligenza. In una parola, attraverso la Scuola.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate