Home I lettori ci scrivono Aumenti stipendi e formazione: che ci si laurea a fare?

Aumenti stipendi e formazione: che ci si laurea a fare?

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Il 22 aprile, su La Tecnica della Scuola, leggevo: Aumenti stipendiali legati alla formazione? Sistema adottato nel 1996. Il Ministro all’epoca era Giancarlo Lombardi, e il Governo era rappresentato dal premier Dini. Il Sindacato tacque, accettando di buon grado quanto veniva stabilito […].

Leggo stamane su internet (MiuIrIstruzione.com/scuola/Aumento stipendio docenti: riforma allontana rinnovo del contratto) che, malgrado la loro lamentela del non essere stati informati e convocati, in merito alla proposta di riforma per il reclutamento dei nuovi docenti e della formazione che si lega all’aumento dello stipendio, che peraltro potrà leggersi sul cedolino nel 2027, e per il 50% dei partecipanti (e questo è tutto un dire…), i nostri Sindacati, in fondo, o dopotutto, sono concordi sulla Riforma in sé quei pregi che il genio di Bianchi ha affermato in una dichiarazione: “E’ un percorso chiarissimo, in cui si dovranno avere, in quei 60 crediti, le competenze specifiche della pedagogia, cioè del nome si insegna quella materia specifica e vi sarà una parte dedicata al tirocinio. La seconda cosa importantissima e che abbiamo messo una grandissima enfasi sulla formazione degli insegnanti, che già sono in aula, su tutta la parte digitale, che non vuol solo usare gli strumenti digitali ma anche educare i nostri ragazzi a un uso responsabile e critico degli strumenti digitali. E tanta formazione incentivata per quanto riguarda la capacità di progettare la nuova didattica”.

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Io, noi, speriamo che si una fake news o che vi sia un seguito in crescendo (in positivo): del resto parrebbe che comunque per quanto attiene al merito e appunto al metodo, delle contrarietà siano state rese manifeste(?). Semplici dichiarazioni?

Non voglio aprire polemiche, tanto Loro andrebbero comunque avanti indifferenti a me, a noi, a tanti, a tutti.

Qui, semplicemente manifesto un disagio e una delusione che, in trenta anni da docente, unitamente a tantissimi miei colleghi, vicini e lontani, portiamo come signatura sul corpo del nostro mandato e ruolo istituzionale, al quale sempre sottolineo l’aspetto etico e educativo-formativo.

Mi chiedo a cosa vaga scrivere, comunicare attraverso ogni strumento di comunicazione, quando chi ti deve rappresentare, chi deve difendere a muso duro, raccogliendo il GRIDO di una classe sociale di lavoro (malgrado essa stessa sia motivo di cotanto degrado, per non essere mai unita, nella lotta), non batte pugno magari giungendo attraverso ogni forma democratica che è espressione dell’essere scuola: blocco degli scrutini, blocco di e da ogni attività didattica…: vorrei vedere tra i genitori che saprebbero come affrontare il problema fondamentale del dove parcheggiare i loro figli fino alle 14:00 della giorno, e un Mondo bloccato, come avviene tra i Metalmeccanici.

Siamo l’unica classe di lavoro che inizia con 1.200/1.300 euro e si licenzia con 1800/2000 euro (più o meno). Unici nel comparto pubblico.

Infine, e non secondario, ma che ci laureiamo a fare? Se poi bisogna conseguire altri 60 crediti? E poi la pedagogia, la psicologia, l’insegnare: come se un libro ti dice realmente come operare: tutto è solo questione di sensibilità in atto di esperienza feriale, sui campi della docenza, e spesso in trincea.

Che qualcuno abbia alzato lo stendardo dinanzi alla “violenza” dei genitori, e alle condanne della Magistratura, se non attraverso semplici dichiarazioni di rito.

Questo, tutto questo è FORMAZIONE.

Cmq, parafrasando una canzone: “[…] Chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso […]. Chi lotta per qualcosa non sarà mai perso (“Combattente”, F. Mannoia). …

E in questo Grido mai taciuto, c’è tutto il senso della SCUOLA (ndr).

Mario Santoro

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