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Autonomia della scuola o ritorno al passato?

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Dopo aver risposto alle offese indiscriminate sui dirigenti scolastici da parte della senatrice Granato del M5S  nel presentare la legge sull’abolizione della chiamata diretta entro nel merito.

Una scuola con personalità autonoma (Legge 59 del 15 marzo 1997 e successivo regolamento D.P.R. n. 275/1999) ha bisogno, con buona pace degli insegnanti, di un dirigente scolastico con pieni poteri.

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La chiamata diretta rispondeva a questa necessità: la possibilità di reclutare i docenti in base alle esigenze espresse dal PTOF. Se si pensava che la scelta del dirigente scolastico fosse troppo discrezionale, si poteva prevedere di affiancargli nella scelta il comitato per la valutazione per gli insegnanti sulla base dei criteri espressi dagli organi collegiali.

La valutazione del dirigente scolastico ha senso se il dirigente può scegliere non solo i suoi collaboratori, ma anche gli insegnanti che ritiene validi per la realizzazione del progetto di offerta formativa. Egli quindi risponderà dei risultati in termini economici e di permanenza in quell’istituto (o con il licenziamento, se risulterà del tutto incapace).

Questo sistema richiede quindi che i docenti siano valutati dal dirigente scolastico, che alla fine del triennio può confermare o meno il contratto con il singolo docente.

Certo, ciò confliggerebbe con le difese sindacali degli insegnanti che non avrebbero più una titolarità stabile, ma triennale; e alcuni insegnanti ,i meno capaci, rischierebbero di restare a casa e di non essere convocati da nessun dirigente scolastico.

Andrebbero evitati i casi di discriminazione verso partorienti e disabili, stabilendo delle quote obbligatorie di reclutamento per le scuole..

Diversamente non ha senso la valutazione del dirigente scolastico. E’ come dare a un allenatore di calcio una squadra già formata e proporgli, senza che possa scegliersi i suoi giocatori, come fine: vinci il campionato!

Per la valutazione degli insegnanti, ci sarebbe solo la possibilità di conferire il merito agli insegnanti ritenuti più bravi dal dirigente scolastico, a meno che non si voglia abolire anche questo e ritornare alla vecchia scuola dei decreti delegati con il preside primus inter pares in una comunità educante costituita da tanti poteri bilanciati (collegio dei docenti, consiglio d’istituto, assemblee dei genitori, presidenza).

Cioè torneremmo a prima della legge sull’autonomia, che invece è una conquista della scuola, anche se non attuata completamente, dettata dalla necessità di rispondere ai bisogni specifici del singolo territorio..

Riassumendo, gli esponenti dell’autonomia delle regioni (Lega e M5S che si accingono a votare una legge per la regionalizzazione della scuola, su cui non sono d’accordo, perché si frantuma il sistema scolastico che deve rimanere nazionale) sono contro l’autonomia delle scuole!

Il M5S era per l’elezione dei presidi da parte  del collegio dei docenti. Un preside che torna a fare il direttore didattico, con un Provveditorato che trasmette verticalmente quanto deciso dal Ministero dell’Istruzione, ci riporterebbe al passato. Ma la scuola è cambiata insieme alla società e non si può tornare indietro nel bene  e nel male.

Ci spieghino gli esponenti del governo qual è il loro programma della scuola, perché non l’abbiamo capito, a parte la volontà di abolire la legge 107/2015.Dove vogliono portarci, forse  alla scuola degli alunni in grembiule che il sessantotto aveva cancellato?

Eugenio Tipaldi