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30.07.2025

Avs: no al riarmo, si sottraggono risorse al welfare, alla scuola, alla sanità

Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi Sinistra, dai microfoni di Skytg24 ha continuato a sostenere che è sbagliata la politica del riarmo, perché si sottraggono risorse necessarie al welfare, alla scuola, alla sanità. 

Ma ha pure sottolineato il suo “No, proprio no, proprio no: non dobbiamo investire in armamenti. Noi dobbiamo fare enormi investimenti tecnologici, per esempio per recuperare il gap disastroso che abbiamo sull’intelligenza artificiale, dobbiamo fare giganteschi investimenti tecnologici per migliorare i processi e le produzioni del nostro sistema industriale che è largamente arretrato su molti aspetti, ma non dobbiamo certo investire sulle armi”.

E perché per Fratoianni è sbagliato? Perché investire in armamenti, “investire centinaia di miliardi di euro in armamenti significa sottrarre quei fondi al welfare, alla sanità e all’istruzione pubblica, alla mobilità e al trasporto pubblico, al diritto alla casa. Tutte cose che servono, eccome, alla stragrande maggioranza dei nostri cittadini”.

Anche il deputato M5S Marco Pellegrini intervenendo in aula nel corso della discussione sulla mozione del Movimento 5 Stelle contro l’aumento delle spese militari, ha sostenuto: “Sul costo del riarmo Nato sottoscritto da Meloni il governo ha diffuso dati volutamente sottostimati perché non vuole terrorizzare gli italiani dicendo la verità sulla mostruosa e insostenibile dimensione di questo impegno. La realtà è che arrivare al 5% comporta una spesa di 445 miliardi in più rispetto a quanto spenderemmo in dieci anni attenendoci al precedente target del 2%. E, visto che il nostro Paese non ha una capacità illimitata di spesa, dove pensate che sarà presa questa montagna di miliardi per acquistare armi? Ovviamente dalla sanità, dalla scuola, dall’università e ricerca, dal welfare, dalle pensioni, dallo stato sociale”.

In ogni caso, all’aumento della percentuale da versare al riarmo Nato, ora si aggiungono i dazi che l’amministrazione americana sta imponendo all’Europa, tutti aspetti che certamente aggiungono danno al danno alla fragile tenuta dello Stato italiano gravato, inoltre, da un troppo pesante debito pubblico che ha raggiunto l’astronomica cifra di  3.053,5 miliardi di euro. 

Fra l’altro, la discussione sull’intesa USA-UE sui dazi divide l’Europa e accende un duro scontro anche nella politica italiana.

Da un lato la maggioranza, che difende l’accordo, sia pure con molti distinguo, come l’avere evitato una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti, dall’altro la netta “opposizione” delle opposizioni: “L’accordo è una resa al sovranismo di Trump, è stato svenduto il futuro degli italiani”.

Ancora una volta tuttavia, bisogna dirlo, invece di trovare tutti insieme, destra e sinistra, una linea condivisa per il bene della “Nazione”, persistono divisioni e scontri che dovrebbero svolgersi su altri fronti e altre questioni, non mai su politiche che riguardano la tenuta economica dell’intero paese e dunque del suo futuro.

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