Un bambino allontanato dalla famiglia per assenze scolastiche ha potuto trascorrere la Pasqua con i genitori e i fratelli, ma al termine delle festività è rientrato nella casa famiglia dove era stato collocato dall’autorità giudiziaria. La decisione del tribunale per i minorenni ha previsto rientri temporanei nei fine settimana, mentre resta sospesa la potestà genitoriale e rinviato il ritorno definitivo in famiglia.
Il bambino era stato allontanato dalla famiglia l’8 gennaio scorso a seguito di una denuncia per evasione scolastica legata a numerose assenze registrate nel 2024, nell’ambito delle procedure previste dal Decreto Caivano per il contrasto alla dispersione scolastica. Come riportato da Open, la dirigente dell’istituto ha chiarito: “L’istituto ha operato secondo quanto previsto dal Decreto Caivano e dal protocollo d’intesa tra Tribunale e Ufficio scolastico regionale, finalizzati a contrastare la dispersione scolastica”, aggiungendo che “la scuola non ha responsabilità né competenza sugli effetti dell’applicazione della norma, essendo in capo ad altri enti”.
I genitori hanno sostenuto di aver affrontato rapidamente i colloqui psicologici richiesti e di essere stati ritenuti idonei, mentre il minore avrebbe manifestato il desiderio di tornare a casa. La madre ha raccontato: “Non mi vergogno di dire che ho avuto una forte depressione dopo la morte di mio padre e mio figlio non voleva andare a scuola se non lo accompagnavo io”, mentre il padre ha spiegato: “Il giorno che lo portarono via sono corso a casa, è stato terribile e ho vissuto tutto con grande sofferenza”. Intanto i servizi sociali hanno acquisito la disponibilità di una zia ad accogliere il minore e la prossima udienza è fissata a novembre. La madre ha riferito che “il bambino rifiuta il cibo e minaccia di uccidersi”, annunciando la possibilità di presentare un esposto.
Secondo quanto riportato dal Mattino, il giudice ha autorizzato il minore a trascorrere le festività pasquali con la famiglia e a rientrare a casa nei fine settimana, ma ha respinto la richiesta di rientro definitivo. Nel provvedimento si evidenziava che “mancavano gli esiti della presa in carico della Neuropsichiatria infantile disposta a tutela del minore” e che non erano presenti “le relazioni sull’andamento dei percorsi prescritti ai genitori”. Secondo il tribunale, l’assenza di questi documenti impediva di accogliere l’istanza di rientro stabile, nonostante il parere favorevole del pubblico ministero e della tutrice e i percorsi psicologici svolti dai genitori, ritenuti idonei alla genitorialità.
I genitori hanno espresso forte amarezza per la decisione, sottolineando l’impatto emotivo sul bambino: “Come si fa a dire a un bambino che deve lasciare la sua casa dopo aver passato il tempo con la famiglia?”. La difesa ha parlato di contraddizione nel provvedimento e ha annunciato ricorso: “È una vittoria a metà, ma stiamo preparando reclamo alla Corte d’Appello”. Secondo i legali, l’autorizzazione ai rientri nei fine settimana dimostrerebbe l’assenza di pericoli nel contesto familiare, rendendo illogica la mancata autorizzazione al rientro definitivo.