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Basta con le riforme della scuola! Si abolisca la 107 e fermiamoci lì

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Basta con le riforme della scuola! Si abolisca la 107 e fermiamoci lì. Si potrebbe pensare soltanto al ciclo unico della scuola dell’obbligo (primaria e secondaria di I grado) per rinforzare la scuola media, purtroppo, anello debole del nostro sistema d’istruzione soprattutto per permettere agli alunni per raggiungere buone competenze in italiano, matematica e lingua straniera.

Da sempre la scuola media è considerata la cenerentola del sistema scolastico italiano, ma una ulteriore riforma sarebbe cosa pazzesca. La scuola media italiana produce l’incapacità di creare un vero rapporto personalizzato tra docente e alunno, rapporto empatico che si stabilizza solo con gli insegnanti che hanno più ore rispetto agli altri.

La scuola media italiana ha parcellizzato il sapere rendendolo minimo ed enciclopedico. Non è ammissibile che un ragazzo dagli undici ai quattordici anni debba possedere un sapere enciclopedico, quanto basta per raggiungere la sufficienza in tutte le discipline.

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La riforma del 1979 prevedeva solo otto materie che nel 2003 sono diventate 11. Nei diversi ambiti di studio l’alunno deve essere motivato e accade sovente che la demotivazione sia uno degli elementi preponderanti del processo valutativo e molti insegnanti svolgono un lavoro di “trincea” si vanno spesso a scontrare con la durissima realtà soprattutto con alunni che non hanno contezza e voglia di imparare perché provengono da un tessuto sociale deprivato. E qui c’è bisogno di una fortissima iniezione di motivazione.

Tuttavia la motivazione del docente viene meno perché subentra la sfiducia e lo scoraggiamento per la sua considerazione e il prestigio sociale che ne deriva, accompagnato alla frustrazione per una retribuzione bassa. La colpa è da attribuirsi alla società ed ai genitori che non assegnano la giusta importanza alla scuola e riempiono di aspettative esagerate i loro figli attribuendo la colpa solo ai docenti.

Comincia la famiglia ad avere fiducia e ridare prestigio al lavoro degli insegnanti e poi si vede come si accresce l’interesse e l’impegno del ragazzo che si vede spronato sia dai genitori e sia dai docenti. La famiglia deve collaborare con i docenti per il successo formativo dei figli. Se non c’è questo collante scuola-famiglia le maggiori agenzie educative hanno fallito la loro missione. L’opinione pubblica ha dunque un atteggiamento disfattista e denigratorio nei riguardi della scuola perché è venuta a mancare la fiducia nei valori, il rispetto, il senso civico.

Oggi, diciamolo chiaramente, al genitore non importa la formazione culturale del figlio e l’acquisizione delle reali competenze ma piuttosto se il figlio a scuola ha preso ottimi voti, perché solo questi ultimi sono ritenuti i parametri del successo futuro dei figli. Se il proprio figlio sa o non sa è del tutto fuorviante, basta che ha preso un bel voto e sic transeat gloria mundi! L’opinione pubblica ritiene che i docenti lavorano poco e vengono pagati troppo e che tutte le cose che si insegnano a scuola sono sciocchezze.

Non è vero. I docenti motivati ci mettono anima e corpo per arricchire la formazione di base dei propri alunni.

Il rapporto scuola-famiglia non deve basarsi soltanto sulla rendicontazione dei voti raggiunti e dei comportamenti degli alunni ma deve puntare al coinvolgimento diretto e alla trasmissione di un messaggio che veicoli l’appartenenza congiunta sia della scuola che della famiglia.

Un errore madornale nella scuola italiana è stata l’abolizione dell’SSIS (Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondaria) che davano agli insegnanti del domani una preparazione psicopedagogica, che dovrebbero avere anche le nuove leve dei dirigenti.

Mario Bocola