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Berlusconi: il valore legale della laurea non si tocca. Ma gli studenti non si fidano

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Ci ha pensato il premier il persona, Silvio Berlusconi, a chiudere la questione delle polemiche nate a seguito della proposta presentata dal deputato del Pdl Fabio Garagnani sull’eliminazione del valore legale della laurea, a seguito della mancanza di uniformità di preparazione che gli atenei italiani offrirebbero a fronte di titoli con la stessa valenza giuridica.

“Diversamente da quel che accade in altri Paesi – aveva detto Garagnani – in Italia la laurea non costituisce un semplice titolo accademico, ma un vero e proprio certificato pubblico , consentendo la partecipazione a concorsi o l’esercizio di determinate professioni”. La spendibilità del titolo di studio accademico, tuttavia, non è una novità ma risale addirittura al 1933. E allora perché eliminarla dopo quasi 80 anni? Garagnani sostiene che negli tempi le differenze tra un ateneo e l’altro si sarebbero acuite. “Questo – sottolinea l’esponente del Pdl – ha ricadute negative per il futuro di molti giovani che, insieme alle loro famiglie, sono indotti a pensare che in qualunque università investano le proprie risorse, le possibilità di impiego successive alla laurea siano le medesime. Ciò è, artificialmente, valido solo per la pubblica amministrazione, ma è falso per il settore privato che, attraverso i ranking internazionali, conosce bene il differente valore delle università”. Le parole di Garagnani hanno risollevato polemiche e vecchie diatribe: anche perché tra i difensori dell’attuale inquadramento del titolo risultano ancora in molti, ad iniziare dalla gran parte delle associazioni, dei sindacati e degli studenti.
E sul tema si è anche soffermato il presidente del Consiglio, che nel suo intervento durante una visita privata all’Università E-campus di Novedrate, ha trovato il modo, durante il suo discorso durato circa dieci minuti, di parlare della riforma dell’università, ricordando che “non sarà tolto il valore legale della laurea”, perché “è una cosa che non rientra nei piani del Governo”.

Le rassicurazioni di Berlusconi non hanno però convinto il coordinamento studentesco `Link’, che ne criticare la decisione del premier (“di visitare una università telematica, del gruppo Cepu, la cui istituzione fu già oggetto del parere negativo del Consiglio Universitario Nazionale (Cun) e del Comitato nazionale per la valutazione universitaria (Cnvu)”) ha di fatto contraddetto “quanto ribadito più volte dal ministro Gelmini, probabile futura coordinatrice unica del Pdl” a proposito dell’intenzione di questo esecutivo di annullare il valore legale della laurea. L’associazione `Link’ ha ricordato a Berlusconi che, in ogni caso, “i tagli operati dal suo governo, per i prossimi anni, pari a 316 milioni di euro per il 2011, 417 milioni di euro per il 2012 e 455 milioni di euro a decorrere dal 2013, hanno già di fatto abolito il valore reale del titolo di studi, avviando una profonda e distruttiva competizione anti-meridionale fra atenei di serie A e di serie di B”.