Non passa giorno che non si senta di aggressioni da parte di bulli a presidi, insegnanti, compagni di scuola. Un fenomeno diffuso a livello intercontinentale. Cosa fare? Negli Stati Uniti, dove questi tristi fenomeni sono addirittura più diffusi che da noi, hanno introdotto misure che almeno in parte sembrano funzionare (ovviamente nulla è perfetto): questi soggetti pericolosi vengono avviati a programmi di rieducazione sociale tramite il lavoro. Non frequentano la normale scuola, così non sono un rischio per la comunità scolastica, ma vengono ospitati in strutture apposite dove imparano ad esercitare attività prettamente manuali e pratiche in settori quali l’agricoltura, l’artigianato e simili. Alcuni di essi acquisiscono competenze ed abilità che poi possono mettere a frutto nella vita di tutti i giorni.
La percentuale di successo è abbastanza incoraggiante. Ovviamente tutto questo costa, ma comunque sempre meno di quanto costa mantenere questi soggetti in riformatori o carceri minorili e di quanto costa alla sanità curare le vittime dei bulli. E inoltre i giovani rieducati che riusciranno a condurre un’esistenza corretta non solo non costeranno più in futuro ma con il loro lavoro restituiranno alla società quanto essa avrà speso per rimetterli sulla buona strada.
E se provassimo qui da noi?
Daniele Orla