Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha espresso profonda preoccupazione per i dati diffusi dalla Fondazione Foresta, secondo cui più di uno studente su quattro nelle scuole superiori italiane ha subito episodi di bullismo o cyberbullismo.
L’indagine è stata condotta su poco meno di 6mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Padova, Vicenza e Verona ed evidenzia dati preoccupanti.
A destare particolare allarme è la maggiore vulnerabilità delle ragazze (36,4%) rispetto ai ragazzi (25,2%), mentre tra gli autori prevale la componente maschile (17,8% contro 7,9%).
Numeri che raccontano un disagio diffuso e mettono in evidenza l’urgenza di un rinnovamento nelle politiche educative. Secondo il CNDDU, la scuola non può limitarsi al suo ruolo istruttivo, ma deve diventare un laboratorio di salute relazionale e cittadinanza etica, in grado di prevenire la violenza attraverso l’ascolto, la comprensione e la costruzione di legami significativi.
Il bullismo – osserva il Coordinamento – nasce spesso da disagi profondi che trovano nel digitale un potente amplificatore emotivo e comportamentale. Per questo è fondamentale che il sistema scolastico si doti di strategie strutturate di prevenzione, integrate in un sistema nazionale di monitoraggio continuo.
Per questo motivo il CNDDU chiede al Ministro dell’Istruzione Valditara di promuovere un Piano Nazionale basato su una visione scientifica, sistemica e innovativa.
Non bastano più progetti isolati o campagne di sensibilizzazione: serve una politica educativa fondata su ricerca empirica e valutazione d’impatto, capace di trasformare le buone pratiche locali in modelli replicabili su scala nazionale.
Il Coordinamento propone inoltre la creazione di reti di ricerca scolastica, coordinate da università e centri di studi pedagogici, per raccogliere dati sui comportamenti a rischio e sperimentare metodologie educative validate scientificamente.
Al centro della proposta vi è anche il rafforzamento delle équipe multidisciplinari nelle scuole: psicologi, pedagogisti, mediatori digitali e formatori dovrebbero collaborare stabilmente con docenti e famiglie nella gestione dei casi.
L’obiettivo – sottolinea il CNDDU – non è reprimere, ma comprendere e trasformare: ogni episodio di bullismo deve essere interpretato come un segnale di disagio, non solo come un atto da punire.
Anche la formazione degli insegnanti deve cessare di essere episodica, per diventare permanente, orientata allo sviluppo di competenze relazionali ed emotive, e all’educazione ai diritti umani e all’empatia, considerata non un’attività accessoria, ma un pilastro dell’apprendimento.
Conclude il CNDDU: “Il bullismo non è una devianza giovanile, ma il sintomo di una società che ha smarrito l’ascolto”