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20.09.2026
Aggiornato alle 23:27

Burqa a scuola, verso una stretta: il Governo intende fare sul serio

La stretta sull’uso del burqa e degli indumenti che impediscono il riconoscimento della persona nelle scuole italiane torna al centro dell’agenda del governo. L’intervento è stato annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri, dopo una serie di iniziative legislative e politiche già avviate nei mesi scorsi.
Il tema è da sempre nelle “corde” del centr-destra ed era stato rilanciato a inizio agosto dallo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che aveva ipotizzato un intervento attraverso un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza. Alla base della proposta ci sarebbe anche la necessità di riaffermare i principi di dignità della donna e di uguaglianza tra uomo e donna.

La discussione affonda però le sue radici in iniziative precedenti. A fine luglio, la commissione Cultura della Camera aveva approvato una risoluzione presentata da Rossano Sasso, di Futuro nazionale, dopo una riformulazione richiesta dal Governo e con il sostegno anche dei gruppi di centrodestra. Il documento impegna il Governo ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, per garantire il rispetto del divieto di utilizzo di indumenti che non peremettono il riconoscimento della persona.

La risoluzione richiama inoltre il tema dell’“indottrinamento ideologico, politico e religioso” nelle scuole e della prevenzione di fenomeni di marginalità sociale e separatismo religioso che, secondo il testo, potrebbero incidere sullo sviluppo dei giovani.

La proposta della Lega e la legge Reale

Un altro tassello è rappresentato dalla proposta di legge depositata dalla Lega al Senato nel marzo scorso, che punta a modificare l’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, numero 152, la cosiddetta legge Reale.
La norma, introdotta negli anni di piombo e intitolata all’allora ministro della Giustizia Oronzo Reale, disciplina il divieto di utilizzare in luoghi pubblici o aperti al pubblico caschi o altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona, salvo un “giustificato motivo”. Ma, ovviamente, si tratta di una legge che ha scopi diversi e precisi.
Va anche detto che sulla legge Reale si era creato all’epoca un ampio movimento guidato soprattutto dal Partito Radicale che ne aveva chiesto l’abrogazione attraverso un referendum popolare.
La consultazione popolare si svolse nel giugno del 1978 a un mese dall’assassinio di Aldo Moro e forse anche questo giocò a favoredel risultato finale che portò alla conferma della legge.

Tornando ai nostri giorni, la proposta della Lega punta a rendere più stringente l’applicazione del divieto, eliminando proprio il riferimento al “giustificato motivo”. Il testo prevede tuttavia alcune eccezioni: dalle manifestazioni sportive ai luoghi di culto, dai casi in cui l’occultamento del volto sia necessario per ragioni di salute alle situazioni previste dalle norme sulla sicurezza stradale. Sono inoltre contemplate le attività artistiche o di intrattenimento.
La proposta introduce anche una nuova fattispecie di reato: la costrizione all’occultamento del volto. La pena prevista è da uno a due anni di reclusione, accompagnata da una multa compresa tra 10mila e 30mila euro. Il reato costituirebbe inoltre una causa ostativa per l’ottenimento della cittadinanza.

Il nodo della scuola

È proprio l’applicazione delle norme all’interno degli istituti scolastici a rappresentare uno degli elementi centrali del confronto. L’obiettivo dichiarato dagli esponenti del governo è impedire che l’abbigliamento possa rendere impossibile l’identificazione delle persone all’interno delle scuole, inserendo la questione nel più ampio tema della sicurezza e della tutela dei principi di uguaglianza.
Ad agosto Valditara aveva inoltre ipotizzato misure nei confronti dei genitori che, per ritorsione, impedissero alle proprie figlie di frequentare la scuola, arrivando a prospettare la possibile revoca del permesso di soggiorno in determinati casi.

Ora, dopo gli annunci della presidente del Consiglio, l’attenzione si sposta sul Consiglio dei ministri, dove dovrebbe essere definito lo strumento normativo attraverso cui il governo intende intervenire.
Sullo sfondo, ovviamente, c’è anche la polemica di una parte della maggioranza di Governo e del nuovo partito di Vannacci sul rischio di “islamizzazione” del Paese.
Per capire come si svilupperà la vicenda bisognerà vedere anche quale strumento normativo il Governo deciderà di usare, se un decreto legge o un un disegno di legge ordinario o, addirittura, una legge delega.
Lo sapremo nei prossimi giorni.

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