Breaking News
30.08.2025

Caldo e scuola, migliaia di istituti nel mondo si rinnovano. E in Italia?

L’aumento medio della temperatura dell’atmosfera rende gli inverni sempre più miti e le estati sempre più torride e secche, mettendo a rischio le coltivazioni e, in casi estremi, la vita. La frequentazione delle città diviene sempre più caotica e difficoltosa, specie a ridosso dell’estate.

Frequentare e svolgere funzioni presso i rispettivi edifici pubblici – se non presentano un sistema di resilienza effettiva al calore – diviene difficoltoso se non impossibile. Ragione per la quale in molti paesi del mondo la tenuta del regolare calendario scolastico resta complessa per le istituzioni: anticipare la chiusura e posticipare l’apertura si rivela una misura necessaria per sfuggire al caldo estivo senza costi aggiuntivi. A meno che non siano in vigore, specie per quei paesi i cui edifici scolastici hanno più di 50 anni, dei programmi di ristrutturazione o inatallazione di sistemi di efficientamento termico, tra cui aerazione, climatizzazione e deumidificazione.

Nei paesi del Mediterraneo frequentare la scuola a maggio e giugno, per gli studenti e il personale scolastico sta divenendo una scelta sempre più difficile da percorrere. In molti istituti, per via delle alte temperature, la permanenza non può essere superiore alle due ore. Spesso si interviene con chiusure temporanee sperando che il caldo possa placarsi.

Preoccupazioni ed investimenti

Il caldo estremo sta diventando una delle principali sfide per i sistemi scolastici di tutto il mondo, con milioni di studenti esposti a temperature che superano i limiti tollerabili per l’apprendimento e la salute. Secondo un’analisi del Financial Times, più di 1 miliardo di bambini vive oggi in Paesi soggetti a un rischio climatico “estremo”, e oltre 40 milioni di studenti in Asia e Africa sono già colpiti da chiusure scolastiche dovute alle ondate di calore. Le conseguenze non sono soltanto educative ma anche sanitarie: in classi che superano i 35°C, la concentrazione cala drasticamente e aumentano i casi di disidratazione e malori.

Gli esperti avvertono che, senza interventi urgenti, le interruzioni dovute al caldo potrebbero diventare frequenti quanto quelle già note per piogge torrenziali e alluvioni. In risposta, governi, banche di sviluppo e organizzazioni filantropiche stanno mobilitando fondi considerevoli per trasformare le scuole in ambienti “climate-ready”. A livello globale, oltre 80.000 scuole in 87 Paesi si sono già impegnate in interventi concreti: piantumazione di alberi resistenti alla siccità, installazione di tetti bianchi riflettenti e aggiornamento (o introduzione) di sistemi di climatizzazione alimentati a energia solare.

In Brasile, nello Stato del Pará, la Banca Interamericana di Sviluppo ha approvato un prestito di 100 milioni di dollari destinato a raffreddare 55 scuole frequentate da circa 24.000 studenti, mediante vernici riflettenti, coperture isolate e condizionatori solari. In Europa, pur senza cifre precise, il Financial Times evidenzia che tutti gli attori si stanno muovendo per far emergere un nuovo modello scolastico dove l’innovazione climatica – dall’ombreggiamento passivo ai sistemi energetici efficienti – diventa parte integrante della manutenzione educativa.

E in Italia?

In Italia si contano oltre 40.000 plessi scolastici costruiti più di cinquant’anni fa, strutture nate in un’epoca in cui la priorità era dare a ogni bambino un banco, non certo proteggere studenti e insegnanti da temperature fuori controllo. Oggi, però, queste stesse mura ospitano milioni di ragazzi e ragazze che, con le ondate di caldo estremo sempre più frequenti, si trovano a seguire le lezioni in ambienti che raggiungono facilmente i 32-34 gradi. Le aule diventano forni, spesso prive di climatizzazione o di un adeguato isolamento termico: solo una minoranza degli edifici è stata ristrutturata tenendo conto dell’efficienza energetica.

I dati ufficiali indicano che oltre il 70% delle scuole necessita di interventi significativi di manutenzione, eppure gran parte dei fondi destinati all’edilizia scolastica negli ultimi anni si è concentrata su questioni antisismiche o di sicurezza di base, lasciando in secondo piano la questione climatica. In questo scenario, alcune regioni stanno persino valutando la possibilità di posticipare l’inizio dell’anno scolastico per evitare che i primi giorni di lezione coincidano con le ondate di calore di settembre. 

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi