Cambierà il calendario scolastico? A quanto pare sì: lo scorso venerdì 23 gennaio la ministra del turismo Daniela Santanché ha sganciato una vera e propria bomba: una proposta di modifica, di cui starebbe discutendo con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Ma come si vuole modificare il calendario scolastico? La Repubblica ha dato qualche anticipazione: si tratterebbe in sostanza di tagliare di 10 giorni le vacanze estive per consentire alle singole regioni di redistribuire quel pacchetto a loro piacimento.
Ad aver commentato sono stati alcuni sindacati. A La Repubblica ha detto la sua il Presidente dell’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (ANP) Antonello Giannelli. “Innanzitutto, non è certo una proposta nuova. E poi è un pour parler. Da qui alla proposta di legge è lunga. In Italia abbiamo sicuramente un’anomalia: vacanze estive eccessivamente lunghe a discapito di altri periodi più ristretti. Chi fa la proposta tiene conto, per esempio, del fatto che con una pausa estiva così lunga chi non ha altri stimoli culturali e proviene da famiglie che non possono permettersi una continuità educativa subisce un danno sull’apprendimento decisamente maggiore rispetto a chi può invece avvalersi di corsi all’estero o di altre attività pagate privatamente. In più, a soffrirne è anche il turismo. Soprattutto in inverno, in cui le vacanze sono molto corte. E poi ci sono le condizioni climatiche. In Italia d’estate le temperature sono piuttosto proibitive e le aule non ben coibentate: un problema che hanno anche altri paesi dell’area mediterranea”, queste le sue parole.
“Il problema è che se si vogliono far stare i ragazzi più a scuola in estate, bisognerebbe adattare le aule ai climi estivi, e la spesa è enorme. Si tratterebbe di dotare le aule di climatizzatori e impianti di condizionamento, oltre a sostenere tutte le spese elettriche. Perciò, quando si fanno delle scelte, vanno considerate anche le loro conseguenze. Cosa migliorerebbe? Cosa, invece, peggiorerebbe? Poi bisogna affrontare la scelta politica attraverso un dibattito. Sicuramente si conoscono le condizioni climatiche del nostro Paese. Ma questa è una scelta che non compete solo il ministero, dovrebbe coinvolgere tutto il governo. Il ministero non avrebbe le risorse economiche per farlo. Bisognerebbe dirottare una bella fetta di spesa pubblica. È una scelta politica, nel senso migliore del termine. In caso contrario, rimarrà soltanto un pour parler per fare rumore mediatico”, ha aggiunto.
“Non c’è nessuna norma sul tavolo. È solo un’idea. Possono passare mesi, se non anni, prima di riuscire ad arrivare ad un disegno di legge. Per ora non lo vedo onestamente prossimo alla realizzazione. Ad ogni modo, non sospendere la scuola per tanto tempo durante l’estate avrebbe un indubbio valore dal punto di vista pedagogico. Negli ultimi anni la provincia di Bolzano aveva provato a tirare nuovamente fuori l’idea prendendo spunto da quello che si fa in Austria e in Germania. Ma anche lì, alla fine non s’è fatto nulla. Quel che è certo, è che a molti docenti piacerebbe ridistribuire le vacanze durante l’anno. Parlarne va bene. Poi però bisogna passare a un minimo di progettazione e programmazione, che qui sicuramente mancano”, ha concluso.
Per ora il titolare dell’Istruzione, Giuseppe Valditara ha schiacciato sul freno: non ne sapevamo nulla. Santanchè comunque, sempre secondo fonti di Governo, con Valditara dovrebbe incontrarsi già in settimana, per iniziare ad articolare, anche a livello tecnico, la proposta.
Si tratterebbe di un piano a 6 punti da attuare un po’ per volta, da qui a dieci anni. Il mondo dell’impresa sembra interessato al progetto. E il governo nel suo complesso non è certo insensibile a queste istanze. Lo stesso presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha applaudito il pacchetto di Santanchè: “Serve un piano di sistema, un piano industriale del turismo che credo sia la via giusta”. Anche il grosso delle associazioni di categoria — mondo variegato: albergatori, affittacamere, b&b, agenzie di viaggi — non chiude all’idea, anzi.
Santanché spiega che l’adeguamento “graduale” dell’anno scolastico “a modelli europei più moderni” favorirebbe “i flussi interni distribuiti. È ormai risaputo – spiega la ministra – che il nostro calendario concentra le vacanze principalmente in due periodi dell’anno, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri Paesi occidentali, dove le pause scolastiche sono suddivise in modo più equilibrato lungo l’intero arco dell’anno”.
Questa peculiarità, aggiunge Santanché, “non agevola il turismo interno, poiché genera affollamenti stagionali e limita la possibilità per le famiglie di viaggiare in periodi diversi dall’alta stagione».
“Proprio per questo – aggiunge ancora – stiamo dialogando con il collega Valditara di avviare un percorso di confronto per lavorare su una graduale revisione dei piani scolastici, nei quali integrare viaggi alla scoperta dell’Italia più segreta e più vera cioè quella del Made in Italy, e del calendario scolastico, ispirandoci ai modelli europei più moderni e flessibili”.
“Una tale riforma – conclude Santanché – rappresenterebbe un punto di svolta per la destagionalizzazione dei flussi turistici, favorendo una migliore distribuzione delle presenze e contribuendo così sia al benessere delle famiglie che alla crescita sostenibile del settore turistico nazionale”.