Inesorabile come l’afa estiva, anche quest’anno non poteva mancare l’ennesima raccolta firme per la modifica del calendario scolastico proposto dalle mamme influencer.
Sono un docente della secondaria di I grado e faccio una premessa fondamentale: è un diritto di tutte le famiglie avere delle strutture dedicate all’accoglienza dei propri figli durante i mesi estivi che siano garantiti dalle istituzioni statali o locali, gratuiti o con costi calmierati e accessibili a tutti.
Ciò detto, a queste mamme, che per amor di ironia e (ormai superato) piglio politicamente scorretto si autodefiniscono in un modo che lascia basiti, chiedo: per quale motivo un serio problema di questo genere dovrebbe essere risolto dalla scuola? Hanno idea di cosa sia e cosa ci sia dietro l’organizzazione di un’istituzione scolastica? La scuola forma, educa e istruisce, senza l’obbligo di dare risposta a problematiche non aderenti agli apprendimenti e alla didattica.
Queste mamme sono mai entrate in una scuola italiana a maggio? Nelle aule esposte al sole? Quali attività dovrebbero svolgere i ragazzi durante i mesi estivi, dopo che sono stati a scuola per nove mesi e già dal mese di aprile iniziano ad anelare l’aria aperta, come è normale che sia? Da chi dovrebbero essere svolte queste attività estive? Quale concentrazione pensano di trovare negli alunni (da loro definiti vulnerabili) che dovrebbero recuperare le carenze delle diverse discipline nei mesi di luglio e agosto? Su quali assunti pedagogici basano questa loro richiesta?
La scuola italiana è purtroppo afflitta da numerose criticità. Problemi importanti di cui potrebbero occuparsi, sfruttando la loro visibilità mediatica, in modo propositivo e costruttivo. Invece, durante l’anno scolastico non abbiamo traccia di iniziative delle mamme influencer.
Alcuni esempi: chiedere un piano nazionale organico per mettere in sicurezza, ristrutturare e dotare di ambienti e impianti adeguati tutti gli edifici scolastici; chiedere un piano nazionale di valorizzazione e recupero di tutte le aree verdi intorno alle scuole con la creazione di spazi ludici e aule all’aperto; chiedere la riduzione del numero di alunni per classe; chiedere che tutte le scuole abbiano carta per fotocopie, carta igienica, sapone e altri materiali consumabili senza che i genitori debbano provvedere; chiedere palestre funzionali e attrezzate in ogni scuola… e tanto altro.
Ma no, il mantra è sempre lo stesso, collaudato, sempre efficace ed egoistico, perché attira grande dibattito e attenzione mediatica. Chi se ne importa di cosa succede durante i mesi di regolare attività scolastica, meglio martellare sul far stare i propri figli a scuola anche d’estate.
Va da sé che il mondo dei media, da anni, intervista, promuove e mette in evidenza queste mamme e la loro iniziativa. Nessuno pretende che qualche testata giornalistica o redazione di TG nazionale si preoccupi di intervistare i docenti che con professionalità, dedizione e discrezione svolgono il loro compito anno dopo anno, nelle aule, tra le mille difficoltà della scuola italiana e comunque traendo risultati positivi e soddisfazioni. Si sa, per il contemporaneo mondo dei media è banale e poco sensazionalistico il rumore delle bottiglie piene.
Queste mamme imprenditrici, a cui tempo fa scrissi senza ricevere risposta, avranno sempre la libertà di autodefinirsi, esprimersi, giocare e fare faccette, coagulare consensi intorno alla loro filosofia di vita ironica e stancamente dissacrante, organizzare spettacoli teatrali e riassortire la mercanzia in vendita nel loro blog, ma abbiano il pudore di occuparsi in modo meno superficiale di tematiche importanti che riguardano la scuola.
Filippo Fiori