Mobilità 2026, i requisiti per presentare la domanda

BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
20.03.2026

Calendario scolastico, la proposta Santanchè divide: docenti sul piede di guerra sui social

La proposta di riforma del calendario scolastico lanciata dalla ministra del turismo Daniela Santanchè a gennaio ha acceso un dibattito destinato a non spegnersi presto. Tagliare dieci giorni di vacanze estive per redistribuirli durante l’anno, regione per regione, secondo le vocazioni turistiche locali: l’idea è ambiziosa, ma trova l’85% degli insegnanti contrari, stando a un sondaggio della Tecnica della Scuola su oltre 1.200 lettori.

La proposta: vacanze su misura regionale

Il cuore del piano, anticipato da La Repubblica, è semplice nella forma ma complesso nella sostanza: destagionalizzazione, la parola d’ordine di Santanchè, che si tradurrebbe in calendari differenziati per territorio. Le regioni costiere potrebbero mantenere l’estate lunga; quelle montane allungare le vacanze di Natale o inserire una settimana bianca a febbraio; le aree collinari puntare su Pasqua o autunno. Un piano in sei punti, da realizzare nell’arco di dieci anni.

La ministra ha ribadito la sua visione al Forum Bandiera Arancione di Sanremo: “Abbiamo bisogno di destagionalizzare, di avere il turismo dodici mesi l’anno e per questo bisogna creare l’offerta. Destagionalizzare significa anche stabilizzare i nostri lavoratori”. L’obiettivo dichiarato è adeguare il calendario scolastico italiano a “modelli europei più moderni e flessibili”, dove le pause sono distribuite in modo più equilibrato lungo l’anno. Dal mondo dell’impresa arriva un applauso: il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha definito la proposta “un piano industriale del turismo che credo sia la via giusta”.

Le reazioni: i docenti bocciano tutto

Se l’industria turistica guarda con interesse, il mondo della scuola è decisamente più freddo. I commenti raccolti sui nostri social parlano chiaro. Una docente del Sud scrive: “Già a fine maggio i ragazzi sclerano e a scuola stiamo come in un deserto. Lo Stato ci garantisce i condizionatori in ogni aula? Per il momento ha tolto 117 euro alla carta del docente”. Un’altra propone una soluzione radicale: “La scuola deve aprire l’1 ottobre e chiudere l’1 giugno. Settimana corta e docenti in pensione a 60 anni”. C’è poi chi mette il dito nella piaga politica: “È un’altra botta di propaganda che esce fuori quando il parlamento dovrebbe votare per farla processare. Ma poi non dovrebbe decidere Valditara? Ognuno fa il lavoro dell’altro nel migliore degli scenari italiani”.

Non tutti i commenti sono lamentele

Non mancano voci più aperte al dialogo: un insegnante ammette che rivedere la ripartizione dell’anno scolastico “sarebbe interessante”, ma solo se accompagnato da investimenti reali in infrastrutture, spazi laboratoriali e attività artistiche e sportive. Il problema più urgente resta quello delle strutture scolastiche. “Le scuole italiane non sono strutturalmente pronte a restare aperte più a lungo, né in inverno né, soprattutto, nei mesi estivi”, scrive un docente. “Prima di modificare il calendario scolastico, è indispensabile investire seriamente nell’edilizia scolastica”. Dall’esterno, un utente ricorda con una certa ironia che “tutto il mondo lavora in quei tre mesi, 15 agosto compreso, senza clima”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate