La proposta di modifica del calendario scolastico di cui ha parlato a gennaio scorso la ministra del turismo Daniela Santanchè ha fatto discutere tantissimo e ha generato un forte dibattito.
I docenti non sono d’accordo: a dirlo gli esiti di un sondaggio condotto dalla Tecnica della Scuola su un campione di 1.218 lettori. Circa l’85% dei docenti partecipanti all’indagine si è detto contrario all’idea di revisione del calendario scolastico, quindi solo il 15% sarebbe favorevole.
Ecco alcune delle risposte a noi pervenute:
“Le strutture scolastiche non sono adeguate al clima torrido, se si vuole avvicinare allo stile europeo inviterei il ministro ad andare a visitare le scuole europee ed informarsi anche sugli stipendi dei docenti”.
“Se si riducono le vacanze estive e si frazionano in maniera diversa durante l’anno, bisogna ridurre anche i giorni di lezione (attualmente 200) come in altri Stati europei”.
“Le scuole non sono climatizzate per affrontare il caldo estivo”.
“Le scuole italiane non sono strutturalmente pronte a restare aperte più a lungo, né in inverno né, soprattutto, nei mesi estivi. Molti edifici sono privi di adeguata climatizzazione e di condizioni minime di comfort. Prima di modificare il calendario scolastico, è indispensabile investire seriamente nell’edilizia scolastica: senza questo, il taglio delle vacanze è una scelta inefficace e penalizzante per personale e studenti in particolar modo per studenti con disabilità”.
“La scuola deve aprire l’1 ottobre e chiudere l’1 giugno. Settimana corta e docenti in pensione a 60 anni”.
“La scuola non è un parcheggio. Se accorci le vacanze estive e aumenti le vacanze a febbraio o novembre…in quella settimana chi tiene i bambini a casa se si lavora?”.
“Troppo caldo, insostenibile anche il pensiero di stare seduti in classe per 5-6 ore senza un sistema di climatizzazione efficiente”.
“Ci sarebbero molti altri cambiamenti piu’ urgenti da fare nel mondo della scuola”.
“Boccio tutte le proposte di revisione calendario scolastico a prescindere. Si pensi alle cose più serie quali ristrutturazione scuole, visto che lavoriamo in sedi fatiscenti”.
Negli scorsi giorni la ministra ha parlato ancora di destagionalizzazione del turismo, al Forum Bandiera Arancione a Sanremo, come riporta il blog Travelnostop. “Dobbiamo essere una nazione di qualità e non di quantità. Il turismo non deve entrare in conflitto con le comunità locali; non deve essere percepito come un fastidio o come qualcosa di predatorio”.
“Abbiamo bisogno di destagionalizzare, di avere il turismo dodici mesi all’anno e per questo, bisogna creare l’offerta. Destagionalizzare significa anche stabilizzare i nostri lavoratori”.
Ma come si vuole modificare il calendario scolastico? La Repubblica ha dato qualche anticipazione: si tratterebbe in sostanza di tagliare di 10 giorni le vacanze estive per consentire alle singole regioni di redistribuire quel pacchetto a loro piacimento.
Le regioni costiere, per esempio, potrebbero decidere di lasciare le cose come sono, in modo da sfruttare di più l’estate, lettini, ombrelloni e bagnasciuga. Quelle montane potrebbero invece allungare di tre giorni le vacanze natalizie e magari prevedere una settimana bianca a febbraio. Le aree collinari, potrebbero scommettere sul periodo di Pasqua o sull’autunno. Rimandando la fine delle lezioni o anticipando la ripresa.
Per ora il titolare dell’Istruzione, Giuseppe Valditara ha schiacciato sul freno: non ne sapevamo nulla. Santanchè comunque, sempre secondo fonti di Governo, con Valditara dovrebbe incontrarsi già in settimana, per iniziare ad articolare, anche a livello tecnico, la proposta.
Si tratterebbe di un piano a 6 punti da attuare un po’ per volta, da qui a dieci anni. Il mondo dell’impresa sembra interessato al progetto. E il governo nel suo complesso non è certo insensibile a queste istanze. Lo stesso presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha applaudito il pacchetto di Santanchè: “Serve un piano di sistema, un piano industriale del turismo che credo sia la via giusta”. Anche il grosso delle associazioni di categoria — mondo variegato: albergatori, affittacamere, b&b, agenzie di viaggi — non chiude all’idea, anzi.
Santanchè spiega che l’adeguamento “graduale” dell’anno scolastico “a modelli europei più moderni” favorirebbe “i flussi interni distribuiti. È ormai risaputo – spiega la ministra – che il nostro calendario concentra le vacanze principalmente in due periodi dell’anno, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri Paesi occidentali, dove le pause scolastiche sono suddivise in modo più equilibrato lungo l’intero arco dell’anno”.
Questa peculiarità, aggiunge Santanchè, “non agevola il turismo interno, poiché genera affollamenti stagionali e limita la possibilità per le famiglie di viaggiare in periodi diversi dall’alta stagione».
“Proprio per questo – aggiunge ancora – stiamo dialogando con il collega Valditara di avviare un percorso di confronto per lavorare su una graduale revisione dei piani scolastici, nei quali integrare viaggi alla scoperta dell’Italia più segreta e più vera cioè quella del Made in Italy, e del calendario scolastico, ispirandoci ai modelli europei più moderni e flessibili”.
“Una tale riforma – conclude Santanchè – rappresenterebbe un punto di svolta per la destagionalizzazione dei flussi turistici, favorendo una migliore distribuzione delle presenze e contribuendo così sia al benessere delle famiglie che alla crescita sostenibile del settore turistico nazionale”.