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Prima ora - Notizie del 3 settembre

04.09.2026

Calendario scolastico: tre mesi di vacanze aumentano le disuguaglianze

Dura presa di posizione del Corriere della sera che oggi, con un editoriale a firma Maria Chiara Vinciguerra, sicuramente scatenerà il dibattito nel mondo della scuola alle prese con l’avvio dell’anno scolastico.

L’editorialista prende di petto la questione delle vacanze (tre mesi, per gli studenti e gli alunni, ovviamente) chiarendo subito che “quella che appare una semplice cesura del calendario scolastico è in realtà il punto d’incontro di questioni più ampie: continuità educativa, disuguaglianze sociali, costi economici e organizzativi per le famiglie e, oggi, adattamento al cambiamento climatico”.

Una pausa troppo lunga aumenta i divari

La prima argomentazione a favore di una revisione del calendario viene ripresa dall’Ocse, secondo la quale l’Italia, con 13 settimane contro la media di 8,9 degli altri paesi Ocse, è il sistema scolastico con la pausa più lunga. “Nell’aprile 2026, l’Organizzazione ha raccomandato di ridurne la durata, collegando una pausa estiva più breve a una maggiore continuità educativa e a minori divari di apprendimento soprattutto per gli studenti provenienti da contesti svantaggiati”. Divari che, stando all’Invalsi, in Italia hanno una marcata dimensione territoriale.

Il costo dei servizi per l’infanzia durante l’estate

I divari territoriali si vedono poi anche per quanto riguarda l’esistenza o meno (e il costo) dei servizi per l’infanzia cui rivolgersi per affidare la cura degli alunni mentre i genitori lavorano. “Nel 2025, secondo Eures-Adoc, – scrive l’editorialista – un centro estivo a tempo pieno costava mediamente 173 euro a settimana, circa 1.384 euro per otto settimane per un figlio e 2.671 per due; a Milano la spesa arrivava a 227 euro a settimana. Dal 2023 il costo medio era aumentato del 22,7%. Reddito familiare, disponibilità dei nonni, flessibilità lavorativa e offerta locale finiscono così per determinare una parte maggiore delle opportunità educative e di cura”.

Ma il cambiamento climatico e il caldo?

Non sfugge a Vinciguerra che siamo alle prese con un caldo estremo che difficilmente si concilia con l’attività scolastica nelle attuali strutture. Ma anche questo è un tema complesso. Ad esempio “il visualizzatore EEA stima per il Sud Sardegna un aumento da 10 a 44 giornate scolastiche annue con temperature di almeno 30°C, dal periodo 2021-2040 alla fine del secolo, considerando una probabilità superiore al 20% di raggiungere tale soglia”. Il che significa che la questione non riguarda solo l’estate e quindi sarà comunque necessario trovare misure di mitigazione del caldo anche per gli altri periodi di lezione.

Ripensare il ruolo della scuola nella società

Vinciguerra conclude, ricordando che “riformare le vacanze scolastiche significa quindi ripensare il ruolo della scuola nella società italiana: non soltanto luogo di istruzione, ma anche presidio di equità sociale e servizio essenziale per le famiglie. Finché opportunità educative, servizi territoriali e condizioni delle scuole continueranno a variare così fortemente tra territori, una pausa estiva di quasi tre mesi rischia di lasciare proprio alle famiglie il compito di compensare ciò che il sistema pubblico non riesce a garantire”.

Attenzione, l’editorialista non dice come, con che risorse, con che alleanze a livello di sistema. Ad esempio, i 15 giorni di scuole aperte a cura della regione Emilia-Romagna per migliaia di ragazzi sono uno dei possibili esempi di impegno sistemico.

Comunque sia, mentre diversi comuni chiedono persino di ritardare l’inizio di questo anno scolastico per il caldo, l’editoriale del Corriere chiede di guardare al tema in modo molto più ampio e meno emergenziale. Mettendo al centro il tema dell’equità.

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