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Prima ora - Notizie del 2 settembre

02.09.2026

La scuola inizia il 1° ottobre? Impossibile, almeno per ora: per 7 docenti su 10 il calendario scolastico non va modificato

La scuola può iniziare il 1° ottobre? No, almeno è praticamente improbabile che questo cambiamento avvenga in questo anno scolastico 2026/2027. I calendari scolastici sono stati già infatti fissati in questi mesi, con precise date di inizio, fine lezioni e pause didattiche durante l’anno.

Nonostante ciò si tratta di un argomento molto dibattuto in questi giorni. Addirittura c’è stato un cambio di passo: qualche settimana fa si discuteva della possibilità di posticipare la fine della scuola a fine giugno, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori.

Il duo di mamme attiviste Mammadimerda anni fa ha lanciato una petizione che chiede l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio con attività extra scolastiche e conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno.

“Non chiediamo più giorni di frequenza ma chiediamo di redistribuirli. Quando la scuola chiude bisogna rimpiazzare i docenti con gli educatori con proposte formative. Abbiamo riscontrato terrore da parte di docenti e genitori”, ha detto Francesca Fiore.

La sua socia Sarah Malnerich ha aggiunto: “Il problema riguarda le donne, il modello non esiste più, lo abbiamo ereditato dall’epoca in cui le madri stavano a casa. Il sistema si comporta come se fosse ancora così. Ogni estate il sistema chiede alle famiglie e alle donne di coprire di tasca propria un vuoto. Adattare gli edifici scolastici diventa un’emergenza, è già tardi”.

Le petizioni

Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha aperto una petizione su Change.org per smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola o perlomeno climatizzare le aule.

Come riporta Ansa, la docente ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali nazionali e locali, trasmettendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una petizione popolare con le quali chiede il posticipo dell’apertura delle scuole.

“Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, dichiara la professoressa, per la quale è necessario “un intervento tempestivo delle autorità affinché adottino i provvedimenti di propria competenza per posticipare l’avvio delle lezioni in presenza di evidenti rischi termoigrometrici”.

Della stessa opinione è una mamma palermitana, che ha lanciato un allarme simile: “I nostri figli vanno a scuola per imparare, non per soffrire”.

Le parole dei sindacati

Oggi, 1° settembre, a parlare sono state alcune sigle sindacali. Uil Scuola, ad esempio, ha preso posizione: “Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale”, ha detto Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola, parlando con l’ANSA.

“Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico. Una situazione resa ancora più difficile nelle classi numerose, dove la presenza di molti alunni in spazi spesso non adeguati e scarsamente ventilati può accentuare gli effetti delle alte temperature. Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento”, ha aggiunto.

“Per questo occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari. Prevenire e non curare, rappresenta la soluzione giusta”, ha concluso il dirigente sindacale.

“Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni, non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla, in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada; il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano”, così all’Ansa Gianna Fracassi, segretaria Flc Cgil, come riporta Huffpost Italia.

Il sondaggio della Tecnica della Scuola

Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.

Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).

I dati Eurydice

Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.

Scuole troppo calde in estate

Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.

Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

Proprio ieri, però, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto di essere corso ai ripari: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico. L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto”, ha annunciato.

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