C’è prevalente apprezzamento per la decisione dell’Emilia-Romagna di aprire le scuole primarie lunedì 1° agosto e per le due settimane a seguire, prima dell’inizio ufficiale delle lezioni, fissato per il 15 settembre. L’iniziativa, voluta dalla Regione e chiamata ‘Settembre insieme’ (grazie a tre milioni di euro con il coinvolgimento di 150 plessi dislocati nei 42 Comuni delle Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile) si fonda sullo svolgimento di una serie di attività gratuite anche se non propriamente scolastiche: laboratori circensi, teatro, giochi, aiuto compiti, scherma e socialità. Tutte attività educative, sportive e ricreative – da svolgere dalle ore 8 alle ore 13 – che hanno riscosso diversi consensi.
“Per noi famiglie l’apertura delle scuole fin dall’inizio di settembre vale tantissimo, vale oro“, hanno detto all’Ansa i genitori dei bambini della scuola primaria Scandellara di Bologna, tra i plessi che partecipano al progetto.
“Il periodo delle vacanze scolastiche dura tre mesi e mezzo e noi lavoriamo entrambi – racconta una mamma – A settembre si riparte e, anche se i bambini escono all’una e quindi non è un orario full time, è già un grandissimo aiuto“.
“È una comodità non da poco perché ci permette di tornare in ufficio. Per chi non ha il supporto dei nonni o di altre persone è un enorme sollievo”, ha dichiarato un papà.
“Quando mamma e papà lavorano e i nonni vivono lontano è difficile“, spiega un’altra madre. “Per chi non ha appoggi è un enorme sostegno”, ha aggiunto un papà.
“Bene qualsiasi iniziativa per ampliare l’offerta formativa dei nostri figli”, ha detto all’AdnKronos Antonio Affinita, co-fondatore e direttore generale del Moige, il Movimento Italiano Genitori, un’associazione no-profit nata nel 1997 per la tutela dei minori e il supporto alle famiglie in Italia.
“Siamo favorevoli a qualsiasi iniziativa possa venire incontro al calendario lavorativo dei genitori, nell’ambito della formazione dei nostri figli, anche nell’ambito dell’organizzazione familiare. Anche perché – continua Affinita – l’Italia ha un calendario scolastico troppo sbilanciato verso le vacanze estive, con tre mesi di sosta tra la fine di un anno scolastico e l’inizio di quello successivo, scolastico, che andrebbe rivisto e adeguato a quelli di altri Paesi, perché tre mesi di stop didattico sono francamente troppi. Offrire la possibilità ai genitori di potersi organizzare sotto il punto di vista degli orari del lavoro è iniziativa certamente lodevole e non possiamo che dare il nostro plauso”.
Il consenso arriva anche dai dirigenti scolastici. “E’ senz’altro un’iniziativa positiva che va valutata in tutte le sue condizioni”, ha detto all’AdnKronos Cristina Costarelli, dirigente scolastica dell’Istituto ‘Galilei’ di Roma e presidente Anp del Lazio.
“Una buona iniziativa che va monitorata e valutata sul campo – spiega la Costarelli – insieme agli Enti locali, Comuni e Province. Certo, è un’iniziativa di grande sostegno per genitori e alunni, ma va valutata anche la fattibilità in termini economici: è necessario prevedere la copertura finanziaria per gli educatori e il personale non docente”.
“Replicarla a livello nazionale? Non voglio esprimere pareri al buio – spiega la Costarelli – perché bisogna considerare le condizioni di ogni singola regione. Faccio un esempio banale: se in una regione del sud ci sono ancora 40° è chiaro che la cosa non mi sembra fattibile. Certo, un occhio di particolare riguardo va dato, e sarebbe buona pratica – conclude – che gli enti locali possano renderla possibile, sempre tenendo conto delle risorse finanziarie disponibili”.
Anche secondo il deputato democratico Stefano Vaccari quella dell’Emilia Romagna è “una bella iniziativa, concreta e coraggiosa che parte da un bisogno reale delle famiglie”. Il politico apprezza “il metodo utilizzato: sperimentare una soluzione concreta, verificarne l’efficacia e, se funziona, trasformarla in una misura strutturale l’anno dopo. La Regione, come hanno annunciato il presidente De Pascale e l’assessora Conti, sta infatti già valutando di estendere il progetto dal prossimo anno a tutti i comuni, con un investimento previsto tra i 10 e i 15 milioni di euro”.
“È così che dovrebbe funzionare l’innovazione – ha continuato Stefano Vaccari – anche nella Pubblica Amministrazione. Ascoltare i bisogni, sperimentare, misurare i risultati e scalare ciò che genera valore. Un invito che rivolgiamo al ministro Valditara super impegnato, di contro, a limitare il pluralismo culturale ed educativo. Un approccio pragmatico quello dell’Emilia Romagna che mette insieme scuola, famiglie, territorio e qualità della vita. Una misura concreta anche per combattere la denatalità. Complimenti per una sperimentazione che merita attenzione e che potrebbe diventare un modello anche per altri territori”, ha concluso il deputato dem.
E qui sta il punto: può essere allargata l’iniziativa anche in altre Regioni, anche in quelle (soprattutto al Sud) dove non ci sono i fondi neanche per fare il tempo pieno e mettere in piena sicurezza gli istituti scolastici? Francamente, appare un obiettivo molto difficile da raggiungere.
E ancora più difficile è che maestri e docenti guardino con attenzione e ammirazione all’iniziativa dell’Emilia Romagna: l’eventuale anticipo di due settimane dell’inizio delle lezioni sarebbe infatti fortemente osteggiato dal corpo insegnante. Alcuni docenti, ma anche qualche sindacato, come l’Anief, chiedono di spostare l’inizio delle lezioni addirittura al 1° ottobre.
Ancora di più oggi che le ondate di calore non di fermano più con la fine di agosto e, probabilmente, neanche con la fine dell’estate: oltre il 95 per cento degli istituti scolastici rimane infatti ancora sprovvisto di condizionatori d’aria all’interno delle classi dove si svolgono le lezioni.