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Prima ora - Notizie del 2 settembre

02.09.2026

Scuola il 1° ottobre? Per Pacifico (Anief) si può fare riducendo il numero di ore e giorni di lezione “alla media dell’Unione Europea”

In questi giorni da più parti si chiede il posticipo dell’inizio delle lezioni scolastiche, addirittura al 1° ottobre, a causa delle alte temperature che stanno rendendo settembre un mese estivo a tutti gli effetti in molte zone italiane.

Il 1° settembre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto di essere corso ai ripari: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico. L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto”, ha annunciato.

Un’analisi del vicedirettore della Tecnica della Scuola Reginaldo Palermo ha calcolato che le istituzioni scolastiche sono più o meno 7 mila: 20milioni equivalgono a meno di 3mila euro per ogni istituto.
Ma il conteggio, ovviamente, va fatto sugli  edifici scolastici, che sono all’incirca 40mila, quindi parliamo di 500 euro in media per ciascun plesso. E se poi vogliamo avere un numero ancora più preciso diciamo che e aule potrebbero essere più o meno 400mila. Insomma, a conti fatti 50 euro in media per ciascun aula.

Un calcolo simile è stato condotto dalla Flc Cgil: “Alla vigilia dell’avvio delle lezioni, mentre sono già partite le attività collegiali, si susseguono i comunicati di allerta meteo per caldo estremo in tutto il Paese. Intanto, il ministro Valditara si vanta di aver previsto lo stanziamento di 20 milioni di euro per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, ma la sua non è una risposta efficace alle condizioni estreme che si apprestano a vivere alunni e personale con l’imminente sesta ondata di caldo”.

“Dopo aver sprecato l’occasione di rendere efficaci i finanziamenti del PNRR per l’efficientamento energetico – continua la nota -, il Ministro dimostra ora di non avere chiara l’entità della spesa necessaria. Facendo qualche rapido conto, infatti, risulta che con 20 milioni di euro da ripartire tra le 45.669 sedi scolastiche distribuite nel Paese si arriva alla cifra di 437,93 euro per plesso e, considerando la distribuzione per classe, 20 milioni di euro, ripartite tra le 350.000 classi, rappresentano un contributo di circa 57 euro per aula, utili probabilmente per l’acquisto di un ventilatore”.

“Il Ministro – rimarca il sindacato di categoria – ha avuto tre mesi per coinvolgere Comuni, Province e Città metropolitane, nell’ambito delle rispettive competenze, eppure al primo di settembre le scuole si trovano in gravi difficoltà nell’accogliere alunni e personale. Se non ci sono i presupposti per rispettare adeguate condizioni di sicurezza e se le temperature sono troppo alte in classe, non è possibile fare scuola. Sarà necessario che i Dirigenti Scolastici, RLS di scuola, Collegi e Consigli di Istituto rappresentino agli enti locali la necessità di sospendere le lezioni per causa di forza maggiore”.

“Questo Ministro e questo Governo, invece di provvedere a un ventilatore per classe, dovrebbero avere l’ambizione di strutturare un efficientamento energetico e una riqualificazione strutturale delle scuole, gli edifici pubblici più frequentati nel Paese, e impostare un piano per affrontare in modo sostenibile e lungimirante le condizioni climatiche estreme che stiamo vivendo”.

Anief spinge invece sulla riapertura il 1° ottobre: “È possibile posticipare ad ottobre il rientro degli alunni a scuola per il caldo eccessivo ed opprimente: poiché quasi tutti i nostri istituti scolastici non risultano attrezzati per fronteggiare l’ondata di calore in atto, basterebbe ridurre il numero di ore e i giorni di lezione alla media dell’Unione Europea che risulta più bassa dei nostri 200 giorni minimi. In questo modo, si manterrebbe inalterato il resto del calendario”. Lo dichiara oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Poiché oltre 9 istituti su 10 risultano ancora privi di condizionatori d’aria e non si può rimanere nelle classi a 40 gradi per diverse ore al giorno, il sindacato autonomo ritiene che si possa realizzare in Italia quanto adottato in diversi Paesi europei: nell’UE, infatti, la soglia di giorni di lezione per raggiungere la regolarità dell’anno scolastico è di circa 185 giorni, con circa metà dei Paesi che colloca il minimo dai 170 ai 180 giorni per anno scolastico.

“Non dobbiamo dimenticare – continua Marcello Pacifico – che il calore rappresenta un rischio per la salute di chi lavora che deve essere segnalato come probabile minaccia per la salute, in base alle condizioni degli ambienti di lavoro, dall’istituto dal rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS) o dalle RSU o altro dirigente sindacale alla stessa RLS e da essa al dirigente scolastico: costui, come datore di lavoro, deve occuparsene nel documento di valutazione dei rischi (DVR) e adottare tutte le azioni possibili per prevenire tale rischio, pena la responsabilità penale che sta in capo anche e soprattutto al proprietario dell’immobile, qualora siano state ad esso imputate richieste di intervento inevase”.

“La normativa – continua Pacifico – infatti esonera il dirigente scolastico che si è comportato da diligente ‘padre di famiglia’ ma certamente non esonera chi deve intervenire per prevenire questo rischio di salute ormai molto probabile. Da qui l’appello lanciato dal nostro sindacato agli RLS perché inviino le dovute segnalazioni ai dirigenti scolastici per intervenire sul DVR, in attesa che si trovino i soldi per condizionare gli ambienti scolastici dove spesso manca anche la carta igienica”, conclude il leader del sindacato Anief.

Le altre petizioni

Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha aperto una petizione su Change.org per smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola o perlomeno climatizzare le aule.

Come riporta Ansa, la docente ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali nazionali e locali, trasmettendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una petizione popolare con le quali chiede il posticipo dell’apertura delle scuole.

“Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, dichiara la professoressa, per la quale è necessario “un intervento tempestivo delle autorità affinché adottino i provvedimenti di propria competenza per posticipare l’avvio delle lezioni in presenza di evidenti rischi termoigrometrici”.

Della stessa opinione è una mamma palermitana, che ha lanciato un allarme simile: “I nostri figli vanno a scuola per imparare, non per soffrire”.

Le parole dei sindacati

Il 1° settembre a parlare sono state alcune sigle sindacali. Uil Scuola, ad esempio, ha preso posizione: “Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale”, ha detto Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola, parlando con l’ANSA.

“Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico. Una situazione resa ancora più difficile nelle classi numerose, dove la presenza di molti alunni in spazi spesso non adeguati e scarsamente ventilati può accentuare gli effetti delle alte temperature. Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento”, ha aggiunto.

“Per questo occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari. Prevenire e non curare, rappresenta la soluzione giusta”, ha concluso il dirigente sindacale.

“Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni, non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla, in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada; il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano”, così all’Ansa Gianna Fracassi, segretaria Flc Cgil.

Il sondaggio della Tecnica della Scuola

Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.

Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).

I dati Eurydice

Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.

Scuole troppo calde in estate

Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.

Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

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