Breaking News
Aggiornato il 18.11.2025
alle 16:13

Calo demografico, Daniele Novara: “Crescere un figlio è faticoso, si preferisce evitare”. Se ne parlerà in un prossimo convegno [INTERVISTA]

Da almeno un paio di decenni il calo demografico sta caratterizzando lo sviluppo sociale della maggior parte dei Paesi occidentali; in Italia il fenomeno sembra particolarmente rilevante e sta provocando cambiamenti significativi che riguardano innanzitutto il sistema scolastico.

Ma perché “si fanno meno figli”?
Le ragioni sono tante.
Il pedagogista Daniele Novara, direttore del Centro Psicopedagogico di Piacenza, ne sottolinea una
 

Io penso che il fenomeno sia legato al fatto che le persone fanno fatica. Cioè, lavorare al progetto educativo di “crescere” un figlio è faticoso e può addirittura inibire il desiderio stesso della procreazione. E’ un dato nuovo che nella storia dello sviluppo sociale non si era ancora presentato.

Ma questa è una sua sensazione o ci sono delle evidenze?

Ci sono delle evidenze che io ed altri collaboratori del nostro Centro stiamo studiando da tempo.
E abbiamo messo in fila dati interessanti di cui parleremo in un prossimo convegno in programma a Piacenza.

Di che si tratta?

Sarà una giornata di lavoro dedicata al tema Vivere bene i conflitti per stare bene in salute e si svolgerà l’8 novembre.
Ci saranno relazioni dei massimi studiosi dell’argomento: Alberto Pellai, Miguel Benasayag, Silvia Vegetti Finzi, Sebastiano Zanolli, Diego Miscioscia.
Presenteremo anche i risultati di una indagine che ha coinvolto 2.300 genitori sul legame tra difficoltà educative e carenza conflittuale.

Ma lei vuole dire che possiamo affrontare la crisi demografica imparando a stare in buona salute?
Certo, perché stare bene non vuol dire non avere malattie; la salute non è assenza di malattia ma è anche una condizione di benessere fisico, mentale e sociale.

E quindi anche una situazione di assenza di conflitti?

Più che di assenza di conflitti direi che dovremmo parlare di capacità di gestire bene i conflitti, che fanno parte della vita e sono ineliminabili. Affrontare il tema del conflitto significa entrare nel cuore della vita, imparare a stare nelle situazioni problematiche, vivendole come occasione di apprendimento e non come minacce.


Ma anche gestire le relazioni educative è faticoso, perché?

E’ semplice: il bambino che dice le bugie, che fa gli scherzi, che è sempre in movimento, che fa confusione viene scarsamente tollerato; l’adolescente che invece di parlare mugugna è scarsamente tollerato.
In questi casi i genitori dovrebbero ricordare che anche loro, forse. Non c’è niente di nuovo sotto il sole. Se non che, oggi, molto spesso i genitori sono molto più narcisisti che in passato e pensano che i loro figli siano o debbano essere diversi dagli altri.

Parlando con i genitori questo tema della “fatica” di gestire le relazioni emerge spesso?

Qualche sera fa ero in un’importante città del nord Italia per una conferenza, una serata per i genitori sul tema degli adolescenti. Mi viene una battuta e dico che un po’ a tutti viene spesso il desiderio di avere un cane, anche se è una cosa impegnativa. E allora aggiungo: “Ma se in una famiglia ci sono già due o tre adolescenti, per prendere anche il cane bisogna proprio avere del coraggio, non credete?”
A questo punto dalla platea si alza un papà che interviene: “Certo che sì, dottor Novara, ma prendiamo il cane per avere un po’ di soddisfazione!”.
Ecco, è stata una bella occasione per riflettere proprio sulla relazione educativa e sul suo rapporto con la carenza conflittuale, che sarà appunto il tema centrale del nostro convegno dell’8 novembre.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi