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Aggiornato il 29.01.2026
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Cambiare il calendario scolastico? Docenti e personale dicono ‘no’ alla proposta Santanchè: “Non si può piegare l’Istruzione al turismo” – Esiti SONDAGGIO

Continua a far discutere la proposta della ministra del Turismo Daniela Santanchè di rivedere il calendario scolastico, così da favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici intrecciando esigenze economiche, organizzazione della scuola e vita delle famiglie: una ipotesi che prevederebbe, in particolare, il taglio di circa dieci giorni alle vacanze estive, da redistribuire nel corso dell’anno secondo le esigenze dei territori, lasciando alle Regioni un ampio margine di manovra. Un sondaggio promosso dalla Tecnica della Scuola restituisce un quadro reale del sentimenti e delle reazioni alla proposta della ministra Santanché, poiché a partecipare sono in larga prevalenza coloro che la scuola la vivono ogni giorno da protagonisti.

I numeri del sondaggio: no a larga maggioranza

Su oltre 1.200 lettori che hanno risposto all’indagine circa l’85% si dichiara contrario all’idea di revisione del calendario scolastico, quindi solo il 15% si dice favorevole. Ed è un dato significativo, che evidenzia una forte distanza tra la proposta politica e l’opinione prevalente nel mondo dell’istruzione. Soprattutto perchè la maggior parte delle risposte è arrivata dai docenti, seguiti da genitori, studenti, dirigenti scolastici e altro personale scolastico.

La voce dei docenti: “Non si governa la scuola così”

Tra gli insegnanti emerge una critica diffusa: “La scuola non può essere piegata alle esigenze del turismo”, sintetizza un docente rappresentando il pensiero di tanti.

“Prima si risolvano i problemi strutturali, poi si parli di calendario”, aggiunge un altro prof.

Molti segnalano anche la complessità organizzativa: “scrutini, esami, formazione e programmazione rischierebbero di essere ulteriormente compressi”.

Ancora più netto il giudizio sulle condizioni strutturali: alla domanda se gli istituti siano attrezzati per svolgere le lezioni a settembre e a fine giugno, oltre 1.150 risposte (quasi la totalità) sono negative. “Nella mia scuola non ci sono condizionatori e le aule diventano invivibili” d’estate, racconta una docente. Solo una minoranza ritiene le scuole adeguate ad affrontare temperature elevate.

Famiglie e studenti preoccupati

Anche genitori e studenti esprimono forti perplessità. “Con il caldo i ragazzi non apprendono e stanno male”, osserva una madre.

Dal fronte degli studenti arriva una critica simile. Ecco alcuni commenti: “A giugno seguire le lezioni è già difficile così”, scrive uno studente delle superiori. “Allungare l’anno non migliorerebbe la qualità della didattica”, incalza un altro della secondaria.

La reazione del MIM

Commentando l’idea della ministra Daniela Santanché, un paio di giorni fa il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha frenato, chiarendo che al momento non esistono proposte concrete sul tavolo e che l’attenzione del dicastero è concentrata su altre priorità.

Secondo fonti di Governo, un confronto tecnico tra i due ministeri potrebbe comunque avviarsi nelle prossime settimane, all’interno di un piano di lungo periodo.

Le critiche di sindacati e opposizione

Immediate sono state le critiche e le reazioni dal mondo politico, sindacale e scolastico. Le opposizioni sottolineano come qualsiasi modifica del calendario non possa prescindere da un massiccio investimento sull’edilizia scolastica, oggi spesso inadeguata ad affrontare temperature estreme, tra scuole fredde d’inverno e aule afose d’estate. Sindacati come Flc-Cgil, Cisl Scuola, Gilda degli Insegnanti e altri parlano di una proposta estemporanea, che non tiene conto della complessità organizzativa della scuola, degli adempimenti amministrativi e dell’autonomia scolastica già esistente. Critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle, che denuncia il rischio di spostare l’attenzione da problemi strutturali irrisolti.

Il tema, in realtà, non è nuovo. Negli ultimi anni si sono alternate proposte opposte: dal posticipo dell’inizio delle lezioni per ragioni climatiche, sostenuto da associazioni, alcuni sindacati e diversi docenti, fino all’idea di ridurre la pausa estiva introducendo nuove vacanze intermedie, come quelle di Carnevale. Per ora, la riforma del calendario scolastico resta un’ipotesi che divide e che, prima di tradursi in un intervento normativo, appare destinata a un lungo e complesso confronto.

Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 27 al 28 gennaio 2026. Hanno partecipato 1.218 lettori. Il sondaggio non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.

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