Questa è la storia di una docente di 33 anni di cui sette vissuti nell’instabilità del precariato nella scuola secondaria di primo grado in Emilia-Romagna, dove insegna inglese. È tra coloro che hanno partecipato al concorso PNRR1 del 2023 per le classi AB24 e AB25 e che, dopo la rettifica della graduatoria, si sono ritrovati al centro di una vicenda complicata: l’assegnazione (e in alcuni casi la revoca) dei famosi 12,5 punti per il superamento del concorso 2020, i cui risultati erano stati pubblicati in ritardo.
In un’intervista al Corriere, la professoressa ha dichiarato: “Mi hanno assegnato il ruolo grazie a quei punti, che però non mi sono stati tolti come accaduto ad altri. Ma ora vivo con l’incubo che, a scuola iniziata, possano revocarmi la cattedra”.
Ha scelto di autodenunciarsi all’Ufficio scolastico regionale. Dopo aver visto il proprio punteggio aumentare e la posizione in graduatoria migliorare sensibilmente, ha subito contattato le istituzioni. Nessuna risposta concreta. “Se la situazione non si risolve e il TAR dovesse accogliere il ricorso di altri candidati, potrei perdere il posto troppo tardi per concorrere alle cattedre annuali. A quel punto, non firmerei nemmeno con riserva: cambierei lavoro“.
Dopo cinque concorsi superati e anni di apprezzamenti da parte dei dirigenti scolastici, il bilancio è amaro. “Ogni estate non so dove finirò, né per quanti mesi lavorerò. E nel frattempo, la continuità didattica si perde: per me e soprattutto per gli alunni”.
La vicenda si è complicata quando il concorso PNRR1 è andato a sovrapporsi a quello del 2020, ancora in sospeso. Molti docenti hanno segnalato autonomamente i propri punteggi, confidando nella correttezza del sistema. “Non abbiamo barato, ma ora ci troviamo accusati ingiustamente. Sto vivendo tutto questo con un grande carico emotivo”.
L’insegnamento resta una vocazione, ma la precarietà costante mette a dura prova anche le passioni più forti. “È un lavoro che amo, ma questa instabilità continua a logorarmi. Alla fine, a pagarne il prezzo più alto sono gli studenti”.