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Caro Francesco, ti scrivo…

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Caro Francesco Mele,

Mi chiamo Gianni Dessanti, sono un tuo collega di Sassari, e ti scrivo al riguardo della consultazione sul nostro Contratto scuola attuata da parte della FLC-CGIL, che rispetto a quanto avvenuto nella tua provincia di servizio, Modena, definisci “di facciata”.

Su queste questioni, come è noto, si è più volte discusso anche in altre sedi, meno pubbliche.

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A questo punto, in risposta alla tua lettera, affronterò a mia volta gli stessi argomenti attraverso lo stesso canale da te utilizzato, la rivista “Tecnica della Scuola”. Come ben saprai la consultazione degli iscritti FLC sul Contratto scuola, in tutta Italia ed in tutte le province italiane, si è svolta all’interno di assemblee sindacali territoriali regolarmente pubblicizzate e convocate in orario di servizio.

Lo ha fatto la FLC (ed è stata l’unica organizzazione a farlo) perchè provvedimenti così importanti non possono essere approvati senza una preventiva consultazione degli iscritti. E’ stato fatto per il settore Istruzione e Ricerca, ma anche per altri settori (per esempio quando si trattava di firmare il contratto con la Fiat). Si è trattato di un’azione attuata alla luce del sole, non nelle segrete stanze. Sicuramente non si è trattato di una consultazione di facciata, come tu affermi. Non nella provincia dove lavoro io, quella di Sassari, ma a ben pensarci, leggendo le tue dichiarazioni, nemmeno nella provincia di Modena. Perchè se è vero che le scuole sono state convocate per la consultazione, e gli iscritti che si sono presentati all’appuntamento sono stati così pochi, sarebbe interessante capire, lo affermo sapendo di affrontare un tema spinoso, quanti di quegli iscritti hanno dichiarato alle loro segreterie scolastiche di partecipare all’assemblea sindacale e poi sono andati a fare altro. Questo per dire che non si può addebitare alla FLC-CGIL il fatto che si offra la possibilità di poter dire la propria su un provvedimento importante come il nostro Contratto collettivo e poi non presentarsi all’appuntamento, magari chiedendo subito dopo, stizziti, cosa facciano i sindacati. A meno che non si chieda alla FLC di passare con un torpedone scuola per scuola per raccogliere i lavoratori e portarli all’assemblea, che a ben pensarci sarebbe operazione più da bambini della scuola dell’infanzia che da persone adulte.

Ma entriamo nel merito del Contratto Istruzione e ricerca. Trattandosi di una lettera mi limiterò ad affrontare sinteticamente solo alcuni nodi problematici. Il primo dei quali è chiedersi da dove siamo partiti. Perchè il punto di partenza è la legge 107, chiamata pomposamente dagli estensori buona scuola. Al suo interno sono contenute decisioni che se attuate nella loro interezza sarebbero state devastanti.

Le elenco parzialmente per capire di cosa stiamo parlando: dirigente scolastico che sceglie in solitudine ed in modo insindacabile gli insegnanti per la sua scuola, ambiti territoriali per nuovi assunti e perdenti posto, bonus premiale per i soli insegnanti di ruolo che sempre il dirigente avrebbe elargito a suo piacere, carta docente per i soli insegnanti di ruolo, ruolo organizzazioni sindacali azzerato, o quasi, collegi dei docenti resi marginali rispetto alle decisioni del dirigente. Sostanzialmente un panorama paragonabile a quello delle ferriere nel 1800, con un padrone che fa e disfa, rendendo tra l’altro la libertà di insegnamento un vago ricordo del passato. A questi provvedimenti, nelle intenzioni di quanti si erano presentati al tavolo delle trattative in rappresentanza della parte datoriale (il MIUR), qualcuno avrebbe voluto aggiungere un intervento pesante sugli orari di lavoro, con le ore funzionali all’insegnamento che sarebbero passate dalle 40 obbligatorie e 40 opzionali a 80 obbligatorie, e molto altro ancora.
Vediamo ora i risultati dell’azione sindacale: inizio dalla fine.

Le ore funzionali sono rimaste 40 più 40, l’orario di lavoro non è stato toccato, il bonus premiale, per una parte, è entrato a far parte della contrattazione RSU, e sarà esteso anche agli insegnanti non di ruolo, gli ambiti territoriali sono stati mitigati (e non si è trattato di azione facile) dal fatto di poter scegliere cinque istituzioni scolastiche, le organizzazioni sindacali, che rappresentano noi lavoratori, continuano ad avere una funzione, il Collegio dei docenti continua a poter decidere in merito all’indirizzo nelle scelte delle istituzioni scolastiche. Chi avesse la pazienza di andare a leggere il contratto scuola, in aggiunta a quanto ho illustrato, scoprirebbe tante altre questioni che riguardano da vicino la qualità del nostro lavoro, sia docente che ATA.

Infine, ma non per ultimo, voglio affrontare quella parte del rinnovo del contratto che riguarda il versante salariale. Dico subito che dopo 9 anni di vacanza contrattuale sarebbe stato doveroso un aumento maggiore di quello prospettato. Affermo anche che prima di leggere l’ipotesi di contratto, quando sembrava ci rovesciassero addosso il peggio del peggio su orario di lavoro, organizzazione del servizio, azzeramento del ruolo di Collegio dei docenti, RSU e tutte le questioni già illustrate, sarei stato contrario ad un accordo al ribasso.

Tuttavia, vista la situazione di partenza (la legge 107 da subire in blocco), ed i tasselli che le organizzazioni sindacali sono riusciti a sfilare da quell’obbrobrio di legge, non posso che constatare che un passo in avanti nella direzione che mi aspettavo sia stato fatto. Naturalmente si tratta di un punto di partenza e non di un punto di arrivo, soprattutto guardando alla criticità e povertà dei nostri stipendi, per i quali l’aumento ottenuto non può che essere considerato un acconto rispetto a quanto ci spetterebbe per davvero, e su cui già dal mese di giugno bisognerà che le forze sindacali facciano quadrato in vista di un risultato apprezzabile. Ragionando ancora sugli effetti della legge 107, sono sicuro che in occasione della raccolta delle firme per i referendum abrogativi delle parti più inique, promosso da FLC e Cobas, se gli stessi docenti che oggi sparano addosso alla FLC fossero venuti a darci una mano, anche solo per firmare, oggi si assisterebbe con molta probabilità un film diverso.

Ma forse quelle colleghe e quei colleghi erano troppo impegnati a fare altro, ed ora si trovano a partecipare alle assemblee sindacali (quelli che vengono), o sui social network, per manifestare tutto il loro dissenso per la firma del contratto sulla scuola. Detto questo, poiché riconosco che tutte le posizioni siano legittime, anche quelle che non mi aggradano, sarebbe bene che quanti erano contrari alla firma spieghino a colleghe e colleghi perdenti posto che è giusta quella parte della legge 107 che li manderebbe immediatamente sugli Ambiti territoriali senza fermate intermedie, ed è bene che spieghino alle colleghe ed ai colleghi precari, se gli riesce, che sarebbe giusto assegnare il bonus premiale ai soli insegnanti di ruolo.

Da quanti erano contrari a quella firma mi aspetto, infine, che dicano a gran voce che non vogliono ne’ gli aumenti contrattuali perchè insufficienti, ne’ gli arretrati collegati a quegli aumenti, e che vogliono sapere in quale modo restituire al Miur la miseria elargita. Ma chissà perchè, guardandomi attorno (e ti garantisco osservo con molta attenzione), scopro solo colleghe e colleghi che si interrogano con affanno quando arriveranno gli aumenti contrattuali, arrabbiati per il fatto che quegli aumenti non siano stati inseriti nella busta paga già dal mese di marzo.

Gianni Dessanti