Dopo mesi di attesa e incertezza, la Carta Docente torna operativa. A partire dal 9 marzo, oltre un milione di insegnanti potranno accedere al bonus, ora fissato a 383 euro — in calo rispetto ai tradizionali 500 euro — con una platea ampliata e nuove categorie di spesa ammissibili. La notizia arriva al termine di un incontro in videoconferenza tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e i sindacati.
Non si è fatta attendere la replica delle opposizioni. Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra ha attaccato duramente il provvedimento, dichiarando: “Il Governo odia gli insegnanti. Non solo tiene i loro stipendi vergognosamente bassi, tra i più bassi d’Europa; ora si tagliano anche i bonus e la Carta docente scende a 383 euro”. La deputata, membro della commissione cultura alla Camera, ha definito lo strumento “mal concepito” e ha criticato la distinzione storica tra docenti di ruolo e precari, sostenendo che abbia alimentato divisioni tra lavoratori con gli stessi diritti. “Tagliare ciò che serve alla formazione significa svalutare la professione”, ha aggiunto Piccolotti, concludendo con un appello: “Così si manda un altro segnale ai giovani: non scegliete questo lavoro”.
La novità più rilevante riguarda la platea dei destinatari: secondo una nota del MIM, i beneficiari superano il milione, con oltre 200.000 insegnanti in più rispetto all’anno precedente e 253.000 in più rispetto alla previsione originaria. L’allargamento include supplenti annuali, docenti con contratto fino al 30 giugno e personale educativo — una risposta, spiega il Ministero, a sentenze che dal 2021 avevano imposto di estendere il beneficio anche ai precari. L’importo scende tuttavia a 383 euro: la riduzione è conseguenza diretta dell’aumento della platea, con le risorse disponibili spalmate su un numero maggiore di aventi diritto. A questo si aggiungono 281 milioni di euro — 11 in più rispetto ai 270 già annunciati — destinati alle scuole per l’acquisto di dispositivi digitali e libri da assegnare in comodato d’uso ai docenti.
Cambiano anche le categorie di spesa ammissibili. Accanto alle tradizionali voci — libri, formazione, hardware, software, musei e teatro — fanno il loro ingresso, per la prima volta, i servizi di trasporto di persone, inclusi gli abbonamenti ai mezzi pubblici, e l’acquisto di strumenti musicali. Il ministro Giuseppe Valditara aveva anticipato la direzione il 5 febbraio, dichiarando: “L’idea di fondo è distinguere i costi della formazione — che dovranno essere sempre più a carico dei fondi europei e gestiti dalle scuole — dai costi inerenti alla carta docente, che dovrà essere sempre più una carta di welfare”. L’acquisto di hardware e software, che negli ultimi quattro anni ha assorbito il 60,5% delle risorse totali, sarà invece consentito solo alla prima erogazione e successivamente con cadenza quadriennale.