Francia e Svezia guidano la retromarcia sulla digitalizzazione scolastica. In Italia crescono le iniziative a favore della scrittura a mano, sostenute da dati allarmanti sulle competenze linguistiche degli studenti e da nuove norme in arrivo.
È inversione di marcia in Francia e in Svezia sull’uso dei computer nelle scuole e nelle università. Come riporta Open, diverse università francesi hanno già vietato i pc in aula: da Angers a Rennes, fino a Parigi, i docenti denunciano studenti distratti che fingono di prendere appunti mentre chattano o fanno shopping online. Gabriel Médaouar dell’Università Cattolica dell’Ovest ha dichiarato: “I nostri docenti non dovrebbero essere costretti a insegnare di fronte a studenti distratti”. Anche all’Istituto di Scienze Politiche di Rennes è scattato l’obbligo di prendere appunti a mano, almeno per i primi due anni. La Svezia ha scelto la strada ancora più radicale, sintetizzata nello slogan “från skärm till pärm”, ovvero “dallo schermo al raccoglitore”: il governo di Stoccolma ha stanziato 200 milioni di dollari per riacquistare libri di testo e ha introdotto un divieto totale dei dispositivi elettronici nelle scuole. Una scelta che sorprende, considerando che nel 2019 il loro utilizzo era stato reso obbligatorio persino negli asili. A convincere le autorità svedesi, i dati: quasi un quarto dei quindicenni non raggiungeva i livelli minimi di comprensione del testo.
A motivare il cambio di rotta non ci sono solo ragioni relazionali o disciplinari. La dottoressa in linguistica applicata Athena Johnson, dell’Università Paris-Nanterre, ha illustrato i vantaggi cognitivi degli appunti presi a mano: la scrittura più lenta costringe la mente a ragionare, individuare parole chiave e costruire grafici e collegamenti logici in modo autonomo. Il risultato è una memorizzazione a lungo termine ben più solida rispetto a quella favorita dagli strumenti digitali, che spesso creano l’illusione di aiutare a trattenere più informazioni, lasciando però chi li usa impreparato di fronte a quesiti analitici e profondi. Un buon compromesso, secondo gli esperti, potrebbe essere l’uso di dispositivi dotati di schermo touch e stilo, che permettono di continuare a scrivere manualmente. Sul fronte italiano, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha dichiarato: “La scrittura in corsivo, la calligrafia, le poesie a memoria non sono esercizi del passato, ma strumenti per educare alla bellezza, all’ordine mentale e al rispetto dell’altro”.
Anche in Italia i segnali vanno nella stessa direzione. L’11 febbraio 2026 la VII Commissione Cultura della Camera ha approvato la proposta sull’Istituzione della Settimana Nazionale della scrittura a mano, ora all’esame del Senato, che prevede anche un Comitato nazionale presso il MIC e iniziative RAI dedicate al tema. Il Friuli Venezia Giulia ha già riconosciuto nel 2025 la figura del “Tecnico del segno”, professionista specializzato nell’insegnamento della scrittura nelle scuole primarie e secondarie, con benefici che spaziano dalla concentrazione alla motricità fine. I dati Invalsi confermano l’urgenza: Andrea Cangini, direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, ha denunciato come il 51,7% degli studenti italiani abbia una familiarità insufficiente con l’italiano, indicando tra le cause principali “una scarsa dimestichezza con la scrittura a mano in corsivo e la lettura su carta”. In questo contesto si inseriscono le Nuove Indicazioni Nazionali 2025, in vigore dal 1° settembre 2026, che difendono con forza la scrittura manuale e il corsivo come strumenti cognitivi insostituibili, ribadendo che carta e penna devono convivere armoniosamente con gli strumenti digitali. Un segnale chiaro: la scuola del futuro non è quella senza carta, ma quella che sa usare entrambe.